Quanto dura il Dolore?

DUE ANNI PER STAR MALE E DUE GIORNI PER STAR BENE

Quante volte abbiamo sofferto e abbiamo pianto. Fiumi e fiumi di lacrime accompagnate da singhiozzi e forse anche da urla.

Piangere è un bene. Un po’ del nostro demone esce fuori attraverso quelle gocce salate che sgorgano dai nostri occhi.

Il pianto della sofferenza è anche la manifestazione fisica di un dolore che abbiamo raccolto e nutrito e che ora cerchiamo, inconsciamente, di espellere. A volte può capitare che dopo un bel pianto ci si senta subito meglio, altre volte invece, nonostante quello sfogo, rimane in noi una specie di oppressione che non ci permette di vivere felici e sollevati e passiamo le giornate a chiederci “quando finirà? Quando ricomincero’ a stare bene?”.

Ogni volta che stiamo male, sia moralmente che fisicamente, pretendiamo poi di stare subito meglio. Sopportare quell’angoscia è faticoso e non accettiamo, ora, i tempi della guarigione sia essa fisica che emozionale. La guarigione ha i suoi tempi e sono sempre troppo lunghi per noi, per i nostri bisogni e per la nostra vita frenetica ma, in realtà, sono in perfetto accordo con la natura e i suoi metodi di RIPARAZIONE.

Quando capita che il fegato di qualcuno si ammala, si prega affinché quel fegato possa sistemarsi velocemente, al meglio, ma non si pensa mai che per venti lunghi anni quel fegato è stato maltrattato, forzato, sovraccaricato da abitudini non sane. Per venti lunghi anni ha subito ma, adesso, nel giro di due giorni, deve ritornare come nuovo. È impossibile e presuntuoso non trovi? E questo vale per qualsiasi tipo di malessere.

UN’AMPOLLA PER LE LACRIME

Sarà capitato anche a te, nella vita, di piangere per un’ora di fila e versare sul tuo viso grossi lacrimoni. Avresti quasi potuto riempire una piccola ampolla lo sai? Non ci vuole molto. Se tu avessi raccolto tutte quelle gocce lo avresti fatto. In una sola ora ripeto. Ora supponiamo di mettere questa ampolla, senza tappo, su un mobile a prendere aria. Quanto tempo ci impiega quel liquido a evaporare del tutto facendo ritorno all’energia cosmica? Parecchi giorni. Molti giorni. Tu hai impiegato solo sessanta minuti per crearlo ma per “distruggersi” ha bisogno di molto più tempo.

La stessa cosa vale per una ferita. A tagliarti ci metti un attimo. È una questione di pochi secondi ma, per guarire, quel taglio, impiegherà diverso tempo.

L’ampolla piena di lacrime e il taglio sulla pelle sono cose fisiche che possiamo vedere e toccare mentre non possiamo osservare allo stesso modo i nostri pensieri, o i nostri intenti, o le nostre emozioni quindi non riusciamo a vedere i meccanismi della guarigione che sono identici.

Quando si sta male per un qualcosa di emotivo non si può, purtroppo, pretendere di stare subito meglio poiché ogni cura ha bisogno del suo tempo proprio come la cicatrizzazione di una ferita o l’evaporazione di un liquido.

COMUNQUE MIGLIORA

Esiste però la possibilità di notare un leggero miglioramento ogni giorno. A volte i miglioramenti sono così lievi da risultare impercettibili e, non vedendoli, cadiamo sempre di più nell’angoscia. In una ampolla però, il giorno dopo, non ci sarà più liquido del giorno prima, in una condizione normale, così come il taglio non sarà più lungo del giorno prima, in una condizione normale.

Se quindi alla tua sofferenza non si aggiunge ulteriore sofferenza, dovresti cercare di sforzarti a vedere i piccoli progressi. Magari ora, anche se non te ne sei reso conto, respiri meglio di ieri oppure hai pianto per minor tempo, o sei riuscito a distrarti anche se solo per qualche secondo da quella che era per te una terribile ossessione.

Se riesci a porre attenzione a queste migliorie le nutri. È come se tu accendessi su di loro una luce, un occhio di bue, e loro sentendosi viste si sentono ora più importanti. Avranno pertanto voglia di crescere e ingigantirsi cosicché l’indomani saranno ancora più grandi, ancora più visibili e tu starai sempre meglio.

L’ACQUA SE LA GUARDI NON BOLLE

All’incontrario, fintanto che tu continuerai ad osservare le lacrime che ancora sono nel piccolo vasetto, è come se fermassi il tempo su quel dolore.

Hai presente il detto: “l’acqua sul fuoco, se la guardi, non bolle mai”?

Hai mai provato?

Quando sei in ritardo e devi buttare la pasta, l’acqua è come se non arrivasse mai a bollire. Quel tempo sembra lungo e infinito. Ovviamente è solo un’impressione ma il fatto é che si sta realmente in ansia, o siamo inquieti, o iniziamo a battere coi piedi come per accelerare il tempo. Ciò che è soltanto un’impressione diventa fisico e reale e, la stessa cosa, all’inverso, vale nel cercare di stare bene. E si sta bene realmente. Alla fine è proprio questo che interessa a noi. Non continuare quindi a guardare l’acqua, focalizzati su altri aspetti.

Prosit!

photo cereriaeredivderosa.it – kijiji.it – wikihow.it – zentao.org – sipuodiremorte.it – 123rf.com – thinglink.com

Annunci

Epistassi: la Gioia ha trovato una via d’uscita

IL SANGUE – FONTE DI VITA

Cosa rappresenta il sangue in alcune filosofie alternative?

Il sangue, trasportando ossigeno, elemento vitale per noi, è considerato la linfa della vita. Il sangue, inoltre, trasporta sostanza di scarto sostituendole con quelle nutritive in continuazione. Alimenta tutti i nostri tessuti e ci permette di essere vivi.

Molte volte ho parlato della differenza tra il semplice esistere (o sopravvivere) e il vivere pienamente la propria vita e, tra le due cose, c’è una significativa differenza. Il semplice esistere è dato da una prassi quotidiana nella quale si compiono le solite azioni, si formulano i soliti pensieri e si è governati dalle solite emozioni. Non c’è brio, non c’è follia vista come la capacità di vedere oltre. Non c’è un impetuoso sentimento di goduria verso il miracolo più grande tra tutti: quello di essere vivi.

Tutto questo è definito da un’emozione simbolo, emblema della bellezza del vivere e sto parlando dell’amore vista come la forza più potente all’interno di tutto il disegno cosmico e che appartiene anche a noi. L’amore è però rafforzato da una sua importante figlia, forse la prediletta, emozione basilare nello stato di quello che dovrebbe essere il percepire tale miracolo. Sto parlando della gioia. La gioia, vista in questo contesto, è l’ingrediente principale quindi del nostro vivere – appieno – la vita.

Pertanto, riassumendo il concetto, il sangue rappresenta la gioia. La gioia che attraversa ogni nostra parte del corpo, che ci riossigena, che ci nutre, che ci permette di alzarci tutte le mattine e affrontare la nostra giornata. La gioia, antagonista indiscussa della tristezza. La gioia che ci permette di condurre i nostri giorni nell’appagamento totale e nella beatitudine.

LA TRISTEZZA TRASBORDA

È infatti quando coviamo in noi molta tristezza che la gioia, come a non “avere più spazio”, prima o poi, deve uscire. Possiamo tagliarci, ferirci in qualche modo, perdere sangue… perdere un po’ della nostra gioia. Un avviso ben visibile, di un bel rosso intenso, “alarm!”, che ci grida – Alt! Guarda! Stai perdendo felicità! Fa’ qualcosa! -. Un pianto interiore che alla fine fuoriesce.

Nel caso dell’Epistassi, e cioè la perdita di sangue dal naso, occorre osservare in primis che cosa rappresenta il naso per noi. È la parte che ci accomuna al mondo esterno. Percepiamo attraverso esso gli odori del mondo. Di cosa sa quella cosa? Il famoso fiuto animalesco, senza barriere.

Fiutare, indagare, conoscere… di primo acchito, quasi senza rendercene conto. Ad esempio, non riconosciamo di percepire i ferormoni di un’altra persona, eppure lo facciamo.

Il fiuto visto come il nostro intuito, ossia la capacità di riconoscere subito un qualcosa e la sua energia. La filosofia alchemica, che racconta come l’esterno sia il nostro interno, ci suggerisce quindi come non accettiamo quello che ci circonda o persino noi stessi e anche come non ci sentiamo accettati (riconosciuti, amati).

ACCETTAMI PER COME SONO

Accettami per come sono! – è il principale messaggio che grida tristemente la persona che soffre di epistassi. Ma le sue urla soffocate possono anche voler intendere: questa non è vita, la vita non mi ama, sono poche le cose che mi rendono felice a questo mondo… etc…

A soffrire maggiormente di epistassi sono infatti i bambini e gli anziani, anche perché hanno dei capillari più sottili e delicati. Per i primi, parecchio sensibili e assorbenti come delle spugne, è molto semplice e assai frequente non sentirsi amati. I secondi, invece, alla loro età, si sentono stanchi della vita che conducono oppure trovano questa vita difficile e faticosa da vivere visti gli acciacchi, la paura della morte che si avvicina, la perdita di persone care, gli impedimenti.

Modificando il proprio pensiero, e di conseguenza l’emozione che ne scaturisce, ossia – sorridi alla vita se vuoi che ti guardi sorridendo -, si può guarire dal fenomeno dell’epistassi soprattutto quando questo si rivela frequentemente.

Finchè non ci si sente amati e non si conducono le giornate nella gioia, purtroppo essa in qualche modo deve uscire per lasciare il posto alla tristezza. Ma si fa bene vedere e quindi possiamo porre rimedio.

Prosit!

photo benesseregesuendleben.de – allevents.in – mynewsdesk.com – bimbo naturale.org – favim.com

A volte guardo le Persone

A volte guardo le persone. Quante sono…! Tutte diverse tra loro eppure tutte così uguali.

Camminano veloci, muovendosi tra loro senza nemmeno osservarsi. Si passano davanti, o accanto, senza notare a chi si sono avvicinate. Tutte così prese dal guerreggiare contro l’uno o contro l’altro, oppure nella totale indifferenza senza comprendere e senza sentire quanto invece si è utili per gli altri. Ognuno di noi.

Non si percepisce l’immenso disegno universale che ci vede tutti uniti a lavorare assieme come le cellule del nostro corpo. Come se fossimo cellule di un grande corpo.

Si sottolinea la differenza tra il mendicante e il riccone e non si nota come collaborano invece le particelle del nostro fegato e quelle dei nostri reni.

A volte guardo le persone. Sono tutte belle. Ognuna di loro ha una particolarità unica, fisica o meno, che la rende irresistibile. Le guardo e ne noto la bellezza. Un duro allenamento, non lo nego, soprattutto per una sociofobica e misantropa come me. Ma da cosa dovevo fuggire in fondo? Come potevo non amare chi è come me e chi mi sta accanto, ogni giorno, anche al supermercato? Di cosa avevo paura in realtà?

La meraviglia del creato sta anche in questo e in tutte loro. Non si manifesta soltanto in un bosco, in un’alba, in un animale dai colori sgargianti.

L’umanità è la creazione più affascinante dell’Universo, dalla bellezza nascosta. La più difficile da vedere. Una bellezza da scorgere con altri occhi, oltre al fastidio, l’offesa, il timore e quant’altro ancora può regalarti.

Le persone sono me, come potrei non piacermi? Sono io. Come potrei non amarmi? Come potrei non perdonarmi? Accompagnarmi una vita intera avendocela con me stessa come se fossi la mia più grande nemica. Giungere qui per trascorrere un’intera esistenza nel rancore e nell’astio.

Io sono la gente e la gente è me. Io sono l’uomo arrabbiato, il bambino capriccioso, la donna innamorata. Io sono il vecchio che soffre, il giovane che ride, la vedova che tace, il medico che cura, lo sportivo che suda.

Io sono le loro espressioni stanche, il loro viso corrucciato, le loro preoccupazioni. Sono la loro voce che canta, le loro labbra che baciano, i loro sorrisi. Le loro ambizioni.

La gente così assente, che cammina dormendo, che se nota qualcosa lo osserva con circospezione. La gente che porta luce, che balla in piazza, che insegna.

Il riconoscersi è la scoperta che più stupisce. Il perdersi, il trovarsi.

A volte penso a cosa accadrebbe se ognuno di noi si mettesse realmente al servizio degli altri offrendo il proprio talento, mostrando la sua parte più irresistibile. Cosa accadrebbe se ogni uomo si rendesse conto che il suo scopo qui è proprio quello. È proprio bello.

A volte guardo le persone e attraverso loro vedo me. Come mi sono comportata? Cosa ho dentro? Di cosa ho bisogno? Quali doti nascondo?

Gli altri… nella magnifica legge dell’Uno.

Gli altri… per leggere le pagine della mia vita.

Prosit!

photo aminoapps.com

Il Maestro Spazzino – non tutto è come sembra

MICHELE LO SPAZZINO

C’era una volta un uomo che si chiamava Michele e faceva lo spazzino in un piccolo paese di provincia. Aveva cinquantacinque anni e strani poteri che si potrebbero definire magici.

Michele era in grado di prevedere avvenimenti, di percepire lo stato d’animo delle persone, di immedesimarsi in un insetto, aveva un’istruzione da premio Nobel, sapeva salvare gli altri dai pericoli, leggere nella mente della gente, trasformare la realtà, fare prodezze con il proprio corpo… insomma era un uomo davvero speciale. Era un Mago.

Era assurdo vedere un Mago pulire le strade di un paese. Un lavoro rispettabilissimo, ma definito umile dalla società e soprattutto faticoso e poco piacevole. Michele, infatti, aveva a che fare con la maleducazione degli abitanti, ogni giorno, e i suoi occhi vedevano cose anche raccapriccianti. Vagabondi che facevano i loro bisogni nel parco, tossicodipendenti che lasciavano i loro strumenti per strada, ubriachi che vomitavano dove gli capitava, rifiuti ovunque, sporchi, puzzolenti, pericolosi. Sotto al sole cocente, o sotto alla pioggia, o al freddo intenso, Michele, ogni dì, doveva svegliarsi prima del sole e iniziare a pulire le vie di quel borgo.

MA PERCHÉ?

E Michele non era triste per questo e nemmeno particolarmente euforico. Nessun picco emozionale lo rapiva e sapete perché? Perché quello, per lui, era semplicemente l’ovvio. Quel determinato lavoro, in quel determinato tempo e in quel determinato posto era ciò che di perfetto stava esistendo. Michele sapeva di essere nel posto giusto, nel giusto momento e nel giusto luogo. Scusate queste ripetizioni da cantilena ma è proprio ciò che è, e vorrei le assaporaste così. In quel momento, quello era lo scopo di Michele.

Ma perché? Cosa doveva realmente fare Michele? Un uomo con le sue capacità, il quale avrebbe potuto tranquillamente essere il Presidente di uno Stato…

Michele non si poneva queste domande dalle risposte spesso incomprensibili. Sapeva e accettava soltanto l’ovvio. Se era lì, era lì per un motivo, per uno scopo, per un suo passaggio e per il passaggio di chi aveva a che fare con lui nella piena consapevolezza del – tutto è perfetto -.

IL VELO SULLO SGUARDO

C’è una cosa alla quale non pensiamo mai, soprattutto quando svolgiamo un lavoro che poco ci piace o ci sentiamo obbligati a stare in un luogo che detestiamo, con persone che ci infastidiscono. Non pensiamo al fatto che forse potremmo essere lì perché lì c’è bisogno di noi. Per quello che siamo. Fosse anche perché in quel posto noi dobbiamo portare la gioia. Perché le caratteristiche che ci formano sono quelle perfette per “aiutare” chi vive quel luogo ma non ce ne rendiamo nemmeno conto. Non ci pensiamo nemmeno. Non ci poniamo neanche attenzione e quindi non lo sappiamo. Non osserviamo che ogni nostro gesto, ogni nostra parola, ogni nostro sorriso a quella determinata persona potrebbe aver fatto del bene o del male al fine di portarla a evolvere, e che solo noi siamo i più adatti in quel contesto perché, per una vibrazione energetica di frequenze, le nostre qualità si sposano perfettamente con quelle di un altro. La realtà esterna rispecchia il nostro interno e se io ho le perfette caratteristiche per rispecchiare un qualcosa in qualcun altro io allora mi troverò lì. Devo svolgere il ruolo del Maestro.

La nostra mente però, piena di immondizia, non ci permette di vedere questi piccoli miracoli. Quante volte durante la giornata ci viene da dire che intorno a noi non sta succedendo nulla? Invece attorno a noi c’è la vita, la vita vera e noi non la percepiamo neppure.

Perché ho incontrato quella persona lì?

Perché mi è successo questo?

Perché ho visto quello?

Non ci poniamo queste domande galleggiando nel fluido dell’esistenza come burattini.

FORSE C’È QUALCOS’ALTRO 

Non guardiamo con gli occhi dell’anima e non ci accorgiamo che siamo qui anche per essere “al servizio dell’umanità”. Non spazzando strade, ma rispondendo con le nostre frequenze.

In ambito lavorativo pensiamo che la nostra missione sia solo quella di guadagnare, di avere un posto sicuro, ore di riposo, ferie, mansioni di pregio ma le leggi dell’Universo non funzionano così e, volenti o nolenti, in mezzo a queste leggi, noi ci viviamo. Dobbiamo certamente stare il meglio possibile e pensare al nostro benessere ma, come prima cosa, dovremmo proprio osservare anche queste sfumature se vogliamo sentirci più sereni e appagati.

Con questo articolo non intendo dire che non bisogna avere ambizioni o non bisogna auspicare ad altro. Il mio vuole solo essere uno spunto di riflessione per poter guardare anche oltre, anziché soffermarsi alla rabbia e al fastidio di svolgere ogni giorno mansioni che non amiamo.

Provate a guardarvi attorno. Come mai oggi quel vostro collega vi ha fatto disperare? Cosa dovevate imparare? La pazienza forse…

Perché davanti al capo vi ha prevaricato? Avete per caso prevaricato qualcuno nella vostra vita?

Perché quella vostra collega ha chiesto aiuto a voi? Perché é stata felice di quel vostro sorriso?

Questi sono solo esempi. Potete farvi mille domande per imparare (se non riuscite ad accettare con fede totale come ha fatto Michele) ma sappiate che potreste essere davvero anchenel posto perfetto al momento perfetto -.

Prosit!

photo primopianomolise.it – erewhonians.com – txwes.edu – cure-naturali.it – oobe.it

Non capisci che mentre desideri ti convinci del contrario

CHI VIVE SPERANDO…

È stato spiegato molte volte come funziona il meccanismo vibrazionale nei confronti di ciò che siamo dentro, emozionalmente, e le risposte dell’Universo. In pratica, non otteniamo ciò che chiediamo ma ciò che proviamo. Ciò che siamo.

Questo fenomeno viene chiamato Legge di Attrazione ed è scientificamente provato che funziona, sempre, ma tante persone non vedono i risultati sperati.

Già sulla parola “sperare” ci sarebbe da scrivere un intero articolo, in quanto, come spesso ho detto: “sperare” significa mettersi in attesa di ricevere qualcosa solo se si è degni di riceverla. Non ha niente a che vedere con l’agire, il credere fermamente, o il dare come già avvenuto quello che abbiamo ordinato. Ordinare, sì. Chiedere non va bene, bisogna ordinare. Cioè non bisogna desiderare (de-sidera al di fuori del disegno stellare – cosmico -) ma considerare (con-sidera dentro al disegno stellare – cosmico -). Hai mai sentito un Mago chiedere – Per favore -?

Ordinare è uguale a Comandare e il termine – comandare – sai cosa significa? Con + mandare cioè mandare con… con il pensiero, con la parola, con l’emozione, etc.

Ma torniamo all’inquinamento emotivo che non ci permette di ottenere neanche quello che ordiniamo.

MENTRE PENSI AD UNA COSA SEI UN’ALTRA

Ebbene, non ci rendiamo conto che mentre vogliamo più soldi è perché sappiamo/pensiamo/crediamo di NON AVERNE. Mentre vogliamo stare bene è perché sappiamo/pensiamo/crediamo di STARE MALE. Mentre vorremmo combattere la nostra solitudine è perché sentiamo/pensiamo/crediamo di ESSERE SOLI. Mentre proviamo a sognare un mondo migliore è perché CONSIDERIAMO BRUTTO quello in cui viviamo.

Le parole che leggi scritte in stampatello sono quelle che appartengono alla nostra parte più intima e vera. Sono quelle appartenenti alle vibrazioni che emani e quindi sono quelle che l’Universo legge e alle quali risponde.

Che delusione vero? Passiamo tutta la vita a sperare di avere più soldi, a chiedere di riuscire a pagare tutto, a comandarci di mettere via un gruzzoletto cospicuo e, ogni volta, ci ritroviamo con l’acqua alla gola. Purtroppo, se mentre proferiamo il nostro decreto o il nostro pensiero intenzionale, stiamo in realtà arrancando, la risposta delle frequenze universali sarà – ARRANCARE -. E possiamo dire tutto quello che vogliamo ma continueremo ad ARRANCARE.

OK, QUINDI?

Quindi cosa bisogna fare? Il metodo per ottenere la realizzazione di quello che pensiamo/vogliamo/immaginiamo esiste, ma a noi esseri umani ci piace “vincere facile” e fare poca fatica. “Butto un desiderio là ed esso si deve avverare”. Poi non si avvera e pensiamo alla sfiga ma iniziare un duro allenamento non fa certo per noi.

Il duro allenamento invece sarebbe davvero ideale per iniziare a vivere la realtà che tanto ambiamo. Per cui, prima di chiedere soldi, cerca di trasmutare le tue emozioni interne che riflettono il famoso ARRANCARE.

Tu puoi anche far finta di essere giallo ma se continui a emanare il grigio sarà il grigio ad essere visto dall’Universo. Allora prima trasforma quel grigio. Aggiungi dei colori. Metti prima del bianco in modo da schiarire cosicché, poi, le altre tinte potranno sembrare ancora più accese e predominanti.

Ma come si fa? È difficile. Ci vuole impegno, coraggio, pazienza e determinazione. E anche un po’ di fantasia.

Riguardo all’esempio dei soldi, inizia scacciando via il pensiero di essere povero. Ogni volta che ti viene in mente che:

– quella cosa non puoi permettertela

– quella cosa è troppo cara

– non riuscirai a pagare la bolletta

– il tuo vicino di casa è più ricco di te

– la tua auto non ne può più

– etc…

Anche se tutte queste cose sono vere, devi distogliere il pensiero. Pensa alla torta che ti faceva tua nonna, al tuo compagno di scuola che da anni non vedi, a chissà cosa sta facendo tuo figlio in questo momento, a chissà se in Cina c’è il sole o sta piovendo. Pensa a quello che vuoi, ma togliti da dov’eri. Non devi ALIMENTARE i pensieri che ti portano verso la povertà. Più ci pensi e più, senza accorgertene, li nutri. Nutrendoli essi si ingrandiscono. Lo so che a te sembrano sempre uguali, gli stessi di ogni giorno, ma non è così. Dentro di te diventano sempre più grandi e soprattutto sempre più consolidati e convincenti. Togli la tua mente da lì. Dribbla questi ostacoli. Crea dei pensieri funzionali.

PER ASPERA AD ASTRA

Dopo che ti sei allenato a fare questo, che è molto difficile, arrivi alla parte ancora più ostica. Esatto. Non sono qui a coccolarti, comportati da Guerriero e affronta le prove con gli strumenti che ti ho elencato prima: impegno, coraggio, pazienza e determinazione. E fantasia.

Ora dovrai fingere. Fingere nel modo più efficace e credibile che ti riesce. Dovrai mentire a te stesso e credere seriamente a quello che stai “facendo finta” di provare. Ossia: dovrai crederti ricco.

Devi convincerti di poter possedere ogni cosa (solo che ora non ne hai voglia), di poter pagare ogni cosa (solo che per scelta procrastini), di avere una bellissima casa, un’auto stupenda. Cerca di sentirti ricco dentro.

Cammina come camminerebbe un ricco, parla come parlerebbe un ricco, pensa come penserebbe un ricco. Ogni tanto permettiti un caffè in un luogo da ricchi. Non dire a tuo figlio – Non possiamo permettercelo – prova a rispondere – Ok, vediamo di fare il possibile, magari ci riusciamo, se non ci riusciamo questa volta sarà per la prossima -.

Sentiti ricco.

MA CHE ME NE FACCIO DI TUTTI QUESTI SOLDI?

Dopo che ti sarai allenato anche in questa prova, devi iniziare a dare un po’ di fiducia a ‘sto benedetto Universo che ti circonda. Inizia con cose piccole. Devi pagare la bolletta e ti sale la paura di non avere i soldi? Bene, prova a dire – Quando sarà il momento, in un modo o nell’altro, avrò il denaro per pagare, ne sono sicuro! Anzi, già ce l’ho! E me ne avanza persino! -.

Molto bene: eccolo qui il vero “desiderio” che devi (e ora puoi) mandare nell’Universo. Il quale, come vedi, è più una considerazione che un desiderio. Noterai la differenza nel dire questa frase al posto di – Io vorrei tanto avere i soldi per pagare la bolletta, per piacere, ti prego, fa ch’io li abbia (visto che NON LI HO) -.

Tu i soldi li hai. Credici. Funziona. All’inizio ti sembrerà tutto assurdo. Ti sentirai un deficiente ma se continuerai funzionerà. Cerca di non sporcare il messaggio con emozioni negative. Cerca di dare per scontato che quella bolletta l’hai già pagata, sei riuscito. VISUALIZZALA già pagata e visualizza te che sorridi.

In base a questo esempio dei soldi ti consiglio di leggere anche questo mio articolo “magia e denaro”  https://prositvita.wordpress.com/2018/03/16/magia-e-denaro/

Tutto ciò che ho scritto, però, come ho detto a inizio post, si deve applicare a qualsiasi tipo di “desiderio”: salute, amore, lavoro, amicizia, oggetti. La prassi è la stessa.

Poni attenzione quindi quando domandi, impara a volere e impara a modificare il tuo interno.

Prosit!

photo anagilemind.net – corriere.it – tpi.it – m.dagospia.com – life-strategies.it – boaterexam.com

Esercizio: adottando il sistema della Cura

DEDIZIONE E PASSIONE SI DANNO LA MANO

In questo post non intendo parlare della – cura – nel senso di – guarigione – ma voglio raccontare un altro tipo di intento che si può utilizzare anche come esercizio quotidiano e che ho scoperto portare numerosi benefici nella mia vita privata e risultati davvero soddisfacenti.

Significa, infatti, con anche un po’ di recitazione, fare le cose – con cura -.

Ad esempio, se invitate a cena i vostri genitori, i quali si fermano spesso a mangiare da voi e quindi è cosa abbastanza consueta, fate finta di avere due ospiti importantissimi e addobbate al meglio la vostra tavola. Non serve esagerare, non vi sto dicendo di mettere un servizio di piatti in oro e argento, ma il tovagliolo piegatelo in un certo modo, ponete un centrotavola, la tovaglia distendetela bene. Insomma metteteci molta cura. Se al mattino preparate il caffè al/la vostro/a compagno/a usate per la tazza anche un bel piattino e magari ponete un fiore su di esso. Un caffè, quindi, preparato con molta cura.

Questa cura che sa di grazia, eleganza e amorevolezza, la si può introdurre come un ingrediente in qualsiasi cosa che facciamo durante la giornata ma è proprio nelle situazioni più abituali e considerate “di poco conto” che andrebbe sottolineata.

OFFRI LA PARTE PIÙ BELLA DI TE

Come dicevo, tutto questo, porta molti benefici e vi spiego il perché.

In questo modo si sta donando una specie di forma di amore a qualcuno ma, fin qui, non c’è niente di originale. La magia avviene quando mettiamo cura anche nel lavare il pavimento di casa nostra e siamo da soli in quel momento. Mettendoci amore, nel fare quel lavoro, si emanano vibrazioni di amore. Ci riempiamo di un motto di cura, formata a sua volta da: gioia, passione, attenzione, contentezza, dedizione, voglia, premura, rispetto, senso dell’accudire, etc… ebbene, tutte queste forme che state elargendo gratuitamente dal vostro cuore, andranno a finire nell’energia cosmica (chiamata anche intelligenza universale o Dio) e vi torneranno indietro. Moltiplicate.

Occupati di Dio e Dio si occuperà di te -.

Offri ogni tuo operato, ogni tua forma artistica, ogni tuo lavoro all’intelligenza cosmica ed essa ricambiera’ con le sue creazioni che… credimi… sono tutte assolutamente meravigliose!

ELIMINARE LA SOFFERENZA DEDICANDOSI AL COSMO

Comportarsi in questo modo risulta benefico anche quando stiamo passando un brutto periodo.

Le nostre intenzioni, i nostri pensieri, le nostre forze, anziché essere impiegate per il dolore (che comunque va prima vissuto fino in fondo) o essere impiegate nel ricordo/ossessione di cosa ci ha fatto male, andranno a finire il quella nostra creazione (lavare il pavimento o altro) e possiamo così trovare sollievo perché, in quel momento, non abbiamo alimentato il nostro stato d’animo negativo.

Inoltre, come ripeto, alimentando l’Universo di buone emozioni, le buone emozioni si svilupperanno automaticamente in noi e quelle negative sono obbligate a lasciare a loro il posto. La nostra sofferenza sarà pertanto più breve.

Si sa inoltre che, la sofferenza, è una questione prettamente mentale, anche se non sembra affatto, e quindi distraendo la mente, visto che dobbiamo pensare a svolgere al meglio quel lavoro, la mente non ci porterà nello stadio del dolore ma usciremo da lì. Questo modo di comportarsi è infatti un bellissimo esercizio di – presenza -, del vivere nel Qui e Ora, senza passato e senza futuro e, nell’esatto presente, sofferenza non ce n’è.

LA RISPOSTA DELL’UNIVERSO

Ma come risponde l’energia cosmica dopo aver ricevuto da noi le espressioni citate prima?

È molto semplice: attorno a noi e per noi, troveremo persone che ci regaleranno gioia, passione, attenzione, dedizione ma non solo. Noi stessi proveremo per ciò che siamo, per il nostro essere, queste sensazioni, ossia ci ameremo e quando ci amiamo non abbiamo più il bisogno estremo dell’amore degli altri. Non dipendiamo più dai sentimenti degli altri nei nostri confronti.

Infine, l’amore, com’è risaputo, è la forza più potente e… tutto può.

Qualsiasi vostra richiesta o qualsiasi vostra voglia di liberazione sarà accontentata e, senza rendervene conto, sarete voi stessi a liberarvi e a regalarvi gioia. Soltanto grazie alla – cura – che, guarda caso, significa anche “guarire”.

Prosit!

photo fotogallery.donnaclick.it – photoeditors.it – artspecialday.com – dermofarma.it – quotestopics.com – muoversinsieme.it

Pelle Secca – sentirsi soli

DENTRO E FUORI

La pelle è uno strato di cellule e delimita il nostro interno dall’esterno che ci circonda. Delimita il nostro corpo ma non ci separa dal resto del mondo anzi… una delle sue più importanti caratteristiche è proprio la capacità di assorbire e, in ambito psicosomatico, non parliamo solo di creme e lozioni.

È in grado di assorbire le energie esterne e le emozioni che vibrano attorno a noi in una determinata situazione. Questo per farvi capire come, proprio grazie alla pelle, la nostra parte più intrinseca è collegata e addirittura connessa a ciò che accade al di fuori.

La pelle secca indica, fisiologicamente, mancanza di idratazione e mancanza di sebo. La pelle diventa arida e può, in casi gravi, arrivare a spaccarsi priva degli elementi che la rendono morbida, turgida ed elastica.

C’è mancanza di nutrimento, vale a dire, mancanza d’amore – unico e grande nutrimento generale per qualsiasi forma del creato.

LA SOLITA MANCANZA D’AMORE

In realtà, molto probabilmente, questa mancanza non esiste ma noi la percepiamo. Ossia, la mancanza d’amore non si manifesterebbe mai se sapessimo amarci da soli ma, non essendone capaci, abbiamo bisogno dell’amore degli altri.

Fin qui è già stato tutto detto e ridetto come anche nel mio post sulla pelle grassa https://prositvita.wordpress.com/2018/10/23/pelle-grassa-il-bisogno-di-piacere-al-mondo/ ovviamente strettamente collegato a questo ma, nel caso della pelle secca, si ha un’ulteriore percezione ben poco piacevole.

Quella della solitudine. Quella della mancanza, così come a mancare sono gli elementi principali del nostro più importante involucro. Un involucro che ci protegge, ci difende, ci pone in comunione con gli altri, ci nutre, ci manifesta sensazioni.

Quando questo involucro si impoverisce inizia a deteriorarsi, a screpolarsi, a seccarsi, a inaridirsi e mostra esattamente come noi stessi ci sentiamo: poveri. Poveri dell’amore degli altri. Ci manca qualcosa. La compagnia di qualcuno, il suo affetto, la gioia. Ci sentiamo soli, esclusi, non amati. Un pianto continuo, senza lacrime. Un pianto asciutto, aspro, arido, sofferente.

LA SOLITUDINE MI FA A VOLTE TROPPA COMPAGNIA…

La pelle secca può manifestarsi anche su gambe e braccia, e non solo sul viso, proprio per permetterci di tradurre messaggi come:

Mi sento solo nell’andare avanti. Il mio futuro lo vedo nella solitudine.

Mi sento solo nel fare le cose. Nessuno mi aiuta.

Questi messaggi, che vogliono essere solo esempi, possono essere inconsci e non riconosciuti. Per questo occorre una visita interiore, dentro se stessi, molto accurata e profonda.

A volte ci si sente soli anche vivendo in una grande famiglia o avendo tanti amici, o ci si sente soli soltanto perché non si ha un partner come tutti gli altri che conosciamo.

Sentirsi soli significa non bastare a se stessi ma anche non riconoscere che ci sono molte persone attorno a noi, però noi ci focalizziamo solo su un individuo e, senza di lui, è come se non ci fosse nessuno.

L’OSTICA SOLUZIONE

Spalmare cosmetici e unguenti risolve il problema solo in parte. A valle. Non si guarisce la fonte. Si contrasta il danno ma non si migliora la causa, pertanto, si dovrà continuare a fare uso di questi prodotti, spesso molto costosi, e purtroppo anche tossici a seconda delle marche.

Inoltre, quando ci si dimentica o non si ha il tempo di cospargere la nostra pelle con queste soluzioni, ci si ritrova immediatamente e di nuovo con uno strato epiteliale antiestetico, rovinato e in alcuni casi fastidioso provocando pruriti, irritazioni e/o dolori.

Provare a non sentirsi soli è difficilissimo. Imparare a stare sinceramente bene in propria compagnia è davvero ostico, ma si può tentare, anche solo iniziando a convincersi mentalmente. Cercare di sostituire il senso di “mancanza” con un senso di “appagamento”.

Ricorda: la realtà è uno specchio, più ti sentirai solo e più solo sarai davvero.

Ogni volta che qualcuno ti si avvicina, o sta assieme a te, prova a pensare: “Ecco, non sono solo!”. Può essere un buon esercizio.

Prosit!

photo amando.it – blog.cliomakeup.com – ansa.it – comemisvesto.it – leoniesii.com

Pelle Grassa – il bisogno di piacere al mondo

DAI! DAI! LAVORIAMO!

Diverse persone hanno la pelle grassa sul viso. Le ghiandole sebacee secernono più sebo rispetto al normale e questo fenomeno rende la pelle lucida, unta e antiestetica. In realtà, anche se può sembrare strano, si parla di mancanza di idratazione. La nostra pelle è formata da acqua e grasso, due elementi che la compongono, la difendono e la nutrono. Quando l’acqua viene a mancare, capita, a volte, che le ghiandole del sebo iniziano a lavorare di più cercando di provvedere alla mancanza del prezioso liquido e quindi emettono più grasso rendendo il nostro viso più sgradevole al tatto e alla vista.

Tutto questo, in psicosomatica, significa avere il bisogno di piacere a più persone possibili. Significa desiderare di piacere al mondo intero e, per fare questo, si fa… si fa… si fa… di tutto. Oppure si impara… si impara… si impara… di tutto. O ancora si dice… si dice… si dice… di tutto. Si esagera in pratica. Esagerazione – proprio come esagerano le nostre ghiandole nel secernere.

ACCENDIAMO CHE CI VEDIAMO MEGLIO

Inoltre, la lucidità che si forma proprio sul viso, la parte che più esponiamo al mondo, che il mondo vede come prima cosa di noi, è come se ci rendesse più “luminescenti”. Vi ricordate Edi? La lampadina di Archimede? Ecco.

Il che significa tradurre il seguente messaggio – Ehi! Non mi vedi? Aspetta che mi illumino così puoi vedermi meglio! -.

Altri messaggi possono essere – Ti stupirò con la mia istruzione! -, – Ti stupirò con la mia generosità! -, – Ti stupirò con il mio umorismo! -. Ognuno sceglierà la sua – esagerazione -, tutte messe in atto per ricevere.

Questi individui, peraltro, hanno anche il grande desiderio di illuminare il mondo confermando così, a loro stessi, la certezza di brillare e quindi essere visti/essere amati.

Ovviamente è solo un desiderio. Non si può illuminare il mondo senza essere amore e bramando l’amore degli altri, significa che poco amore si ha dentro. È brutto da dire ma è la realtà, ed è la cosa di cui, con pelle grassa o altri tipi di manifestazioni, la maggior parte di noi mostra la sua estrema necessità.

NESSUNO MI VEDE

Si desidera la certezza di esistere. Non basta la nostra stessa conferma, abbiamo bisogno di quella degli altri e abbiamo bisogno di piacere ed essere ben accettati.

Passiamo ore e ore davanti allo specchio, o dall’estetista, facendo di tutto per “guarire” la nostra pelle grassa quando il trattamento migliore sarebbe quello di riconoscersi come persone speciali, uniche, meravigliose e pensare che dovrebbe essere il mondo ad inchinarsi al nostro cospetto e non noi dover mendicare l’essere riconosciuti. È però un passaggio molto difficile questo e che raramente si riesce ad oltrepassare e modificare.

TRASFORMA IL TUO BUIO IN LUCE

Osservati, guardati, riconosciti. Convinciti del fatto che basta la tua visione, che basta il tuo riconoscimento. Riempiti e trabocca d’amore senza bisogno di amore esterno e ulteriore. In questo modo migliorerà anche la tua pelle, imbibendosi di belle emozioni e sarà bellissima mostrando al di fuori la bellezza che c’è in te.

Non avrai bisogno di illuminare il tuo viso attraverso l’”untuosita’” (mi si passi il termine) ma attorno ad esso apparirà un alone luminoso che ti renderà un magnifico magnete per tutti quelli che incontrerai.

Ricorda inoltre che il fatto di – non essere visto – è una tua credenza. In realtà non è così. Gli altri ti vedono eccome, ma a te non basta perché ne hai bisogno come se fosse una dose di droga. Prova a guardarti dentro e potrai vivere decisamente meglio.

Prosit!

photo topopedia.it – tribunnews.com – keepcalm-o-matic.co.uk – reginamundinichelino.eu – cesare ragazzi.com

L’Illusione – me lo merito dopo quello che ho passato

ORA MERITO LA FELICITÀ 

Dopo una lunga sofferenza, dopo aver pianto, dopo essersi sentiti lo stomaco attorcigliato nella morsa del dolore per molto tempo, dopo aver imprecato o chiamato in aiuto tutti i santi del paradiso, molte persone sono solite dire: – Ora mi meriterei un po’ di sollievo e un po’ di cose belle dopo quello che ho passato -.

Certo. Sono d’accordo. Capisco perfettamente, non dico di no ma, per come la vedo io, questa è soltanto un’illusione che lascia l’amaro in bocca e potrebbe aggiungere ulteriore sofferenza.

Non è sbagliato aspettarsi cose belle ma è sbagliato il motivo per il quale si attendono e, così facendo, NON arriveranno mai. Non voglio deludere ma aiutare, sia chiaro, vedremo infatti in questo articolo che le cose belle possono arrivare eccome! Basta modificare un po’ i nostri pensieri e i nostri intenti.

Quindi, per prima cosa, non serve soffrire e poi, dopo aver fatto fare tutto il lavoro “al tempo che passa” e aggiusta un po’ le cose, mettersi in attesa di un bel periodo.

IL BAMBINO CHE PIANGE IN CHIESA

Supponiamo che in una chiesa, durante la messa, un bambino inizi a piangere senza avere intenzione di smettere. Tra i credenti ci sarà chi proverà fastidio nei confronti di quella lagna, ci sarà chi proverà compassione o tenerezza, ci sarà chi proverà a capire il motivo di quel pianto e ci sarà anche chi nemmeno sentirà quel bambino, non ci farà neanche caso.

Non dire “mi fai arrabbiare”, prova a dire “scelgo di arrabbiarmi” – (cit.)

Questo per dirvi che ognuno di noi ha una sua reazione, simile ad alcuni o diversa da altri. La stessa cosa vale nei confronti di un furto che subiamo, della perdita di una persona cara, di un incidente.

Reagiamo in base ad un insieme di fattori che ci compongono chiamati – schemi mentali – nutriti negli anni da: educazione, cultura, vicissitudini, memorie, prove, etc… componenti che si intersecano tra loro durante la nostra evoluzione composta a sua volta da: carattere, insegnamenti ricevuti, intelligenza, ambiente familiare, luogo in cui si vive, agiatezza economica, società, etc… e che ci formano, ci rendono da adulti le persone che siamo.

Detto questo, se capita ad uno di noi un fattaccio, egli reagirà in base ai suoi schemi mentali, pertanto, quella sofferenza provata è come se fosse stata “scelta da lui” come strumento migliore per vivere ciò che lui definisce dramma.

Mi spiego meglio, se io non accetto che mio marito vada con altre donne è una mia “scelta”. Una scelta che io ho creato, dentro di me, in base all’educazione che ho ricevuto, in base alla società in cui vivo, in base agli stereotipi che mi girano attorno e bla bla bla. La mia vicina di casa potrebbe essere bigama e, allo stesso tempo, se prendiamo una donna che vive in un altro stato e con altre usanze, ella potrebbe considerare normalissimo che suo marito abbia altre donne. O addirittura mogli.

Se quindi questa sofferenza è ciò che io considero il mezzo più adatto per me, per passare quel periodo, il quale può anche durare anni, non devo pensare che poi mi arriverà un premio in base alla scelta che ho fatto.

So bene che è bruttissimo soffrire ma questa non dev’essere una giustificazione. Non siamo all’asilo nel quale se piangiamo poi ci danno la caramella per farci smettere. Siamo in un altro tipo di scuola, quella della vita, e la nostra vita, in continua e perpetua connessione con l’Universo, non funziona così. L’Universo riflette solo ciò che siamo, dandoci ciò che siamo (non cosa vogliamo), non risponde se stiamo in attesa.

CHE DELUSIONE!

Attenzione però, come ho detto prima, il modo comunque esiste per far giungere a noi le tanto sospirate – cose belle -.

Allora, dobbiamo innanzi tutto sapere che ogni tipo di sofferenza è data ovviamente da pensieri negativi e emozioni negative. Le emozioni negative le chiamiamo demoni. Demone, dal greco Daimon, significa “Essere Divino” e, divino, lo è davvero. Le emozioni negative sono divine proprio perché ci insegnano e ci permettono di trasmutare ed evolvere.

Se io, ad esempio, ho il demone dell’intolleranza e sono quindi una persona con poca pazienza, sempre infastidita e via discorrendo, sarà ovvio che passerò ben poco tempo serena e felice. Spesso sarò arrabbiata, stizzita e molto spesso, a causa di determinati fastidi più gravi, sarò anche sofferente. Finita quella sofferenza me ne arriverà un’altra se io non trasmuto quel demone e qui arriviamo al nocciolo del discorso.

IL PREMIO IN ARRIVO

Le cose belle pertanto non giungeranno a me perché quella cosa ha finito di darmi fastidio e a darmi fastidio ora è un’altra, ma arriveranno perché io ho deciso di lavorare seriamente su quel fastidio, ho deciso di osservarlo ed eliminarlo da me, o meglio, di trasformarlo in gioia o in serenità. Ossia, se a me da fastidio il mio vicino di casa, non dovrò aspettarmi il premio nel momento in cui il mio vicino di casa traslochera’ lontano da me, in un’altra via, ma il premio arriverà quando, con il mio vicino di casa, ad un passo da me, io avrò imparato a non essere schiava delle sue abitudini. A non essere emozionalmente schiava di ciò che lui fa o dice. Ciò significherebbe che, in base al comportamento degli altri, io posso stare bene o male. Sono una dipendente e mi devo augurare, ogni giorno, che il mondo abbia voglia di comportarsi sempre in base al mio “bene” con me. Il mondo mi ha in pugno. Ma se io imparo ad essere indipendente e a stare sempre bene dentro di me, al di là di come gli altri si comportano, allora si che vivrò una vita bella, ricca ed entusiasmante!

Per fare questo, ovviamente, occorre molto molto molto impegno e duro lavoro. Occorre distruggere i vecchi schemi, davvero duri a morire, e costruirne dei nuovi a nostro beneficio. Questo è davvero ostico. Un lavoro incredibilmente difficile. Ma, questa dedizione e questa tenacia, questo coraggio e questa determinazione saranno gli strumenti che ci porteranno UN MUCCHIO DI COSE BELLE!

Eccole qui le – cose belle – tanto attese ed ecco il sistema per ottenerle. Saremo premiati assolutamente e certamente. È una legge universale. Un riflesso naturale dell’Universo che è come uno specchio. Elimineremo da noi il buio, illuminandoci di una luce che automaticamente ci renderà felici e automaticamente attireremo a noi situazioni, persone e cose meravigliose!

Questa è la grande differenza.

Prosit!

photo iltuobambino.net – quieuropa.it – ilgiomba.it – laforzadelbenessere.com – nonsprecare.it – visionealchemica.com – twgram.me

Il Terzo Dito del Piede – il Fuoco Interno

Il terzo dito dei nostri piedi, che ve lo presento, si chiama Trillice, è il dito centrale e cioè collegato anche all’equilibrio. L’ago della bilancia. Un ago che ci permette di comprendere molte cose su chi siamo, qual’e’ la nostra vera personalità e come affrontiamo il mondo che ci circonda.

Quando qualcosa non è ben equilibrato in noi, questo dito si presenterà con un aspetto particolare, avrà delle caratteristiche e una forma che occorre tradurre.

Ad esempio, se si presenta storto, non lineare, o tozzo, o più che un dito appare come la nodosa bacchetta magica di una vecchia strega, significa che si stanno disperdendo inutilmente le nostre energie. Evidentemente stiamo prendendo la vita “a muso duro” anche se non servirebbe, o siamo abituati a mettere troppo di noi in certe situazioni. Il troppo stroppia sempre e possiamo rischiare di scaricarci, di rimanere senza pile anche se magari non ce ne accorgiamo.

L’energia che abbiamo, vista come – Fuoco Sacro – è la cosa più importante della quale siamo composti e bisogna imparare a direzionarla e dedicarla, nella giusta quantità, verso gli eventi che la richiedono. Primo fra tutti: la creazione.

Il creare utilizza come elemento primario il Fuoco Sacro. La nostra creatività è composta proprio da lui. Questo Fuoco, essendo il fuoco energetico è anche il fuoco della rabbia una rabbia vista in modo particolare. Certamente si riferisce anche all’ira, ma si parla pure di rabbia dal punto di vista di grinta, di azione, di pulsazione accesa, forte e potente come l’impeto di un guerriero. Si potrebbe definire una rabbia “sana”. Se è sana o meno ce lo dice proprio questo dito: il dito dell’aggressività.

Osservandolo infatti si può capire se si tratta di collera malsana e celata in noi, oppure aggressività nel senso di – stringere i pugni – e andare avanti. Questo lo si nota attraverso diversi aspetti che, solo guardando dal vero il dito, con una visione olistica di tutto il piede, si possono riconoscere ma è quasi sicuro che quando Trillice cerca di soffocare altre dita adiacenti, o sprizza all’insù con fare supponente, o è nettamente molto più voluminoso rispetto alle altre dita, abbiamo a che fare con una persona collerica che può mostrare questa rabbia oppure tenerla dentro a corrodere i tessuti dei suoi organi. Una persona che non “lascia andare”.

Molto spesso, su questo dito, si possono trovare dei calli. I calli sono ipercheratosi ossia ammassi di pelle più spessa che, anche se antiestetici e doloranti, nascono per difendere quella zona del piede da sfregamenti o traumi. Dobbiamo infatti fare attenzione alle calzature che indossiamo ma non sono le uniche responsabili. Un callo può avere altri significati e, quando si tratta del terzo dito del piede, può voler indicare una rabbia trattenuta o, se infiammato, un’esagerata ira che esce di continuo come ad essere dei lanciafiamme. Può anche voler dire intravedere un ostacolo nel nostro avanzare, un ostacolo che può essere reale o inesistente ma che noi vediamo e questo ci irrita.

A volte questo dito può essere più prominente degli altri e finire, in punta, come il muso del pesce martello. Significa aver paura. Significa volersi proteggere. La persona vive mostrando un carattere deciso o covando una rabbia intrinseca al fine di tutelarsi nei confronti degli altri e degli avvenimenti.

Quando questo dito si presenta invece molto esile, o particolarmente piccolo, la persona è un individuo che vive nell’incertezza, per nulla deciso, poco grintoso, lento, sognatore e anche lunatico ma, se nella sua snellezza, Trillice, appare comunque flessuoso ma stabile e assieme al secondo e al quarto dito appare ben proporzionato ed elegante, fine, formando una buona rotondità a tutto il piede, vuol dire che quella persona è una buona ascoltatrice, sensibile, saggia, che sa dare buoni consigli e sa essere comprensiva.

Massaggiando il polpastrello di questo dito ci si tranquillizza. Essendo un dito del piede, e sapendo che i piedi rappresentano il nostro avanzare nella vita (e verso il nostro futuro) i disequilibri emozionali vengono rilevati proprio su Trillice e quindi la rabbia di cui parlavo prima (figlia anch’essa della paura) la si può smorzare proprio attraverso la manipolazione di questo dito, acquisendo così una buona dose di serenità.

Buona osservazione delle vostre dita quindi e buon massaggio!

Prosit!

photo lacuranaturale.com – benessereblog.it – tgcom24.mediaset.it – aforismi.meglio.it – trend-online.com – macrolibrarsi.it –