Il Terzo Dito del Piede – il Fuoco Interno

Il terzo dito dei nostri piedi, che ve lo presento, si chiama Trillice, è il dito centrale e cioè collegato anche all’equilibrio. L’ago della bilancia. Un ago che ci permette di comprendere molte cose su chi siamo, qual’e’ la nostra vera personalità e come affrontiamo il mondo che ci circonda.

Quando qualcosa non è ben equilibrato in noi, questo dito si presenterà con un aspetto particolare, avrà delle caratteristiche e una forma che occorre tradurre.

Ad esempio, se si presenta storto, non lineare, o tozzo, o più che un dito appare come la nodosa bacchetta magica di una vecchia strega, significa che si stanno disperdendo inutilmente le nostre energie. Evidentemente stiamo prendendo la vita “a muso duro” anche se non servirebbe, o siamo abituati a mettere troppo di noi in certe situazioni. Il troppo stroppia sempre e possiamo rischiare di scaricarci, di rimanere senza pile anche se magari non ce ne accorgiamo.

L’energia che abbiamo, vista come – Fuoco Sacro – è la cosa più importante della quale siamo composti e bisogna imparare a direzionarla e dedicarla, nella giusta quantità, verso gli eventi che la richiedono. Primo fra tutti: la creazione.

Il creare utilizza come elemento primario il Fuoco Sacro. La nostra creatività è composta proprio da lui. Questo Fuoco, essendo il fuoco energetico è anche il fuoco della rabbia una rabbia vista in modo particolare. Certamente si riferisce anche all’ira, ma si parla pure di rabbia dal punto di vista di grinta, di azione, di pulsazione accesa, forte e potente come l’impeto di un guerriero. Si potrebbe definire una rabbia “sana”. Se è sana o meno ce lo dice proprio questo dito: il dito dell’aggressività.

Osservandolo infatti si può capire se si tratta di collera malsana e celata in noi, oppure aggressività nel senso di – stringere i pugni – e andare avanti. Questo lo si nota attraverso diversi aspetti che, solo guardando dal vero il dito, con una visione olistica di tutto il piede, si possono riconoscere ma è quasi sicuro che quando Trillice cerca di soffocare altre dita adiacenti, o sprizza all’insù con fare supponente, o è nettamente molto più voluminoso rispetto alle altre dita, abbiamo a che fare con una persona collerica che può mostrare questa rabbia oppure tenerla dentro a corrodere i tessuti dei suoi organi. Una persona che non “lascia andare”.

Molto spesso, su questo dito, si possono trovare dei calli. I calli sono ipercheratosi ossia ammassi di pelle più spessa che, anche se antiestetici e doloranti, nascono per difendere quella zona del piede da sfregamenti o traumi. Dobbiamo infatti fare attenzione alle calzature che indossiamo ma non sono le uniche responsabili. Un callo può avere altri significati e, quando si tratta del terzo dito del piede, può voler indicare una rabbia trattenuta o, se infiammato, un’esagerata ira che esce di continuo come ad essere dei lanciafiamme. Può anche voler dire intravedere un ostacolo nel nostro avanzare, un ostacolo che può essere reale o inesistente ma che noi vediamo e questo ci irrita.

A volte questo dito può essere più prominente degli altri e finire, in punta, come il muso del pesce martello. Significa aver paura. Significa volersi proteggere. La persona vive mostrando un carattere deciso o covando una rabbia intrinseca al fine di tutelarsi nei confronti degli altri e degli avvenimenti.

Quando questo dito si presenta invece molto esile, o particolarmente piccolo, la persona è un individuo che vive nell’incertezza, per nulla deciso, poco grintoso, lento, sognatore e anche lunatico ma, se nella sua snellezza, Trillice, appare comunque flessuoso ma stabile e assieme al secondo e al quarto dito appare ben proporzionato ed elegante, fine, formando una buona rotondità a tutto il piede, vuol dire che quella persona è una buona ascoltatrice, sensibile, saggia, che sa dare buoni consigli e sa essere comprensiva.

Massaggiando il polpastrello di questo dito ci si tranquillizza. Essendo un dito del piede, e sapendo che i piedi rappresentano il nostro avanzare nella vita (e verso il nostro futuro) i disequilibri emozionali vengono rilevati proprio su Trillice e quindi la rabbia di cui parlavo prima (figlia anch’essa della paura) la si può smorzare proprio attraverso la manipolazione di questo dito, acquisendo così una buona dose di serenità.

Buona osservazione delle vostre dita quindi e buon massaggio!

Prosit!

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Fai finta di essere un Gran Figo!

QUANDO L’AMORE VERSO SE STESSI E’ PARI ALLO ZERO

Sono tante le persone che si svalutano, che non si apprezzano, che trascorrono la loro vita a obbedire, senza la minima autorità, acconsentendo a tutto. Ci sono persone più forti e altre più deboli che, per mille motivi, come anche quello del famosissimo “quieto vivere”, lasciano che siano gli altri a dire, a fare, a gestire. Vanno avanti ingoiando situazioni che a loro non piacciono ma le sopportano. Non si osano a intervenire, a metterci del loro, non vogliono recare dispiacere, non pensano di essere degne, hanno poca autostima e sono convinte che – soffrire – equivalga a – essere brave persone -. Fanno molta fatica a sentirsi importanti, non riescono a percepirsi protagonisti della loro esistenza, e di quella degli altri, e non si piacciono.

Sappiamo bene tutti che amarsi è una delle cose più difficile da fare ma, senza retorica, posso affermare essere la più importante. Molti maestri hanno provato ad insegnare l’amore per se stessi, lo hanno spiegato, ne hanno decantato i risultati positivi ma, questo “sentire”, continua ad essere ostico per molti individui. Non ci si riesce. Ci si sente stupidi quando si prova qualche esercizio atto a nutrire l’amor proprio o non si sa da che parte iniziare. Molti maestri hanno dato i loro consigli e anch’io, oggi, pur non definendomi un maestro, non ancora per lo meno, vorrei dare il mio. Quello del RECITARE.

“CIAK! SI GIRA!”

La svalutazione ci accompagna ad ogni età, maschio o femmina che possiamo essere e a qualsiasi ceto sociale o religione possiamo appartenere. È dentro di noi e governa la nostra vita, ogni nostro gesto, ogni nostra parola. Tutto il nostro comportamento. Questo è quello che accade nella vita di tutti i giorni e nel come si affrontano le giornate ma, oggi, proviamo a fare una cosa nuova.

Supponiamo che, un bel giorno, un famoso regista che ammiriamo, ci incontri per strada e dica – Cavoli! Tu sei proprio il soggetto che fa per me! Ho un ruolo adatto a te per il mio prossimo film. Seguimi! -. Stiamo solo fantasticando ma, come spesso vi ho detto, l’immaginazione è lo strumento più potente (e inesauribile) che abbiamo per trasformare REALMENTE la nostra realtà.

Ebbene, quindi noi decidiamo di seguirlo nel suo bellissimo ufficio, arredato in stile moderno, e firmiamo il contratto che ci consente di mettere in tasca anche un bel po’ di quattrini. A questo punto, il regista, dopo averci fatto conoscere il suo team, parla con lo sceneggiatore e ci consegna in mano il copione. Un copione che dobbiamo studiare, imparare a memoria e soprattutto recitare. Non vogliamo certo deludere il regista e, inoltre, quella potrebbe essere la grande occasione della nostra vita. I soldi ci allettano e la fama pure, pertanto, dobbiamo svolgere al meglio quel ruolo cercando di entrare proprio bene nella parte, immedesimandoci nel personaggio il più possibile.

CHE FIGO!

Ma quale ruolo c’è stato dato? Quello del – FIGO -. Cioè quello di un soggetto che non è solo bello ma è anche capace, sicuro di sé, spigliato, non ha bisogno di chiedere nulla, se la tira senza cadere nell’arroganza e conosce il fatto suo. Parlerò al maschile per semplicità ma tu che sei donna sarai ovviamente una gran figa. Chiediti: come affronta le sue giornate Sharon Stone? Cosa prova dentro? Avrà anche lei paure e angosce ma cosa mostra? Lascia perdere i suoi soldi, la sua notorietà, il suo benessere, la sua bellezza… stai recitando, non dimenticarlo! Gli attori che recitano personaggi malati non sono malati realmente. Fingono. Devi fare la stessa cosa.

Maschio o femmina che tu sia ispirati ad un modello cazzuto di attore che stimi per la sua grinta, il suo fascino, la sua determinazione, l’energia che emana e prova a impersonificare ciò che mostra di essere. Quasi sicuramente non riuscirai a comportarti in quel modo in pubblico (in famiglia, al lavoro, a scuola…) ma quello che ti chiedo è di provare a recitare questa parte quando sei da solo in casa o mentre porti fuori il cane in una zona poco popolata (ad esempio). Che temperamento avrebbe Sharon Stone nel portare il suo cane a fare pipì, sapendo di essere una delle donne più belle e più ricche del mondo?

E Sean Connery? E Sylvester Stallone? E Charlize Theron? Come si comportano quando sono in casa?

Abbiamo deciso di prendere dei “fighi” quindi non stiamo parlando di persone famose che sappiamo essere in realtà depresse o psicopatiche tra le loro quattro mura. Questo limiterebbe la nostra immaginazione. Dobbiamo prendere qualcuno che ci appare tosto come ripeto.

Quello che importa è come tu lo vedi/credi e imiti.

SALI SUL PALCOSCENICO

Sali sul palcoscenico senza timori, è semplicemente il salotto di casa tua! O la tua auto mentre stai andando al lavoro.

Rimani nella parte il più possibile. Più che puoi, senza però provare sforzo. Dev’essere tutto equilibrato. Non devi forzare troppo ma nemmeno farlo alla carlona. All’inizio ti sentirai sciocco e imbarazzato ma continua, non mollare. Sei un attore!

Ricorda: non hai nemmeno bisogno di parlare più di tanto (o almeno in base a ciò che scegli di recitare) la cosa principale è come ti senti dentro, è il tuo stato d’animo che devi cercare di modificare.

Così facendo, dopo diversi giorni, inizierai a notare delle differenze dentro di te anche se minime le prime volte. Queste differenze diventeranno sempre più grandi finché inizieranno ad appartenerti. Diventeranno aspetti tuoi e saranno come dei tuoi figli e come delle tue qualità.

Devi credermi. Il cervello, come già ti ho detto più volte, recepisce e RENDE VERO ciò che tu decidi di fargli credere. Lui non ha nessuna voce in capitolo. In pratica, se tu fai credere al tuo cervello di essere un – gran figo – lui inizierà a muoversi come tale. Piano piano cancellerà le sinapsi del “non valgo niente, accetto tutto, non mi amo, sono sbagliato, non dico niente per il quieto vivere… etc” e le sostituirà con quelle del “Cavoli quanto sono bravo! Perbacco che gnocco che sono! Io posso! Mi va di dirlo e lo dico! Che sicurezza magnifica sento dentro!”.

Se tutto questo vi sembra un’assurda magia beh… mi duole dirvi che non conoscete bene il corpo umano, non conoscete nulla di scienza e non sapete minimamente come funzionano le strutture specializzate alla comunicazione delle cellule del nostro sistema nervoso. Questo ve lo dico non per darvi degli ignoranti ma per farvi capire che è scienza! Non sono bruscolini inventati da un illusionista. Il nostro corpo funziona così. Non c’è nulla di spirituale in tutto questo. E’ biologia, fisiologia. Capite?

Bene, non vi resta che provare. Il cast vi sta aspettando, tocca a voi!

Prosit!

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Oh no! Non è vero che l’Esterno è il tuo Interno!

I PICCOLI MACIGNI CHE SCHIACCIANO

Oggi sono stata assieme ad una persona, un amico, e ho proprio voglia di raccontarvi questa giornata. Voglio raccontarvela soprattutto sotto un particolare punto di vista e cioè attraverso uno scambio di opinioni avvenute tra me e lui.

Parlando del più e del meno, siamo finiti a discorrere su come, secondo me, l’esterno che viviamo è in realtà ciò che c’è al nostro interno, cioè quello che siamo, quello che proviamo, ma lui non era assolutamente d’accordo con questa mia filosofia. Cercava persino di farmi cambiare idea. Ovviamente non si discuteva solo di quello, anche se era argomento protagonista, e nel chiacchierare siamo giunti a parlare di lui e di come si sentiva in quel momento. Mi raccontò che stava vivendo un periodo di pesantezza. Si sentiva oppresso. Percepiva un’oppressione però non particolarmente forte ma persistente e continua. La sentiva sul petto e sullo stomaco, nella parte centrale del torace. Evidentemente non era nel massimo della gioia anche se non stava vivendo grossi traumi. Probabilmente una routine lo stava stancando, non riuscendo a cambiare alcune cose della sua vita. Da quello che mi raccontò capii questo ma una sua frase, ben scandita, mi risuona ancora nelle orecchie – Mi sento come se più volte al giorno io ingoiassi delle pietre e, dopo un po’, ovviamente, iniziano a pesare -. Mi dispiaceva sentirlo così ma mi rincuorai quando venni a sapere che, nella sua vita, non stava accadendo nulla di grave. Sono comunque brutti periodi perché possono diventare deleteri, come quando si è aggrediti dalla famosa “goccia cinese”, anche se non sono irruenti ed eclatanti.

LE PRIME PIETRE

Nonostante tutto però si stava bene assieme, ci si divertiva e lui si stava estraniando. Andammo, in tarda mattinata, a prendere le uova fresche da suo zio in vallata. Il mio amico si accorse subito che Rocky, il cane, non ci venne incontro per farci le feste e quando chiese il perché suo zio gli rispose – Sto stupido! Una pietra grossa come un’arancia si è ingoiato! Stava male… stava male… alla fine il veterinario gli ha fatto i raggi e… -. Provai immediatamente un brivido nella pancia, il mio amico invece non bado’ a nulla, si preoccupò soltanto di chiedere informazioni sul cane. So che voi avete già capito ma dovete tener presente che da quando il mio amico mi parlò, a quando venne a sapere del cane, passarono un po’ di ore e quelle ore le vivemmo di varie cose quindi è plausibile il suo – non accorgersi -.

Non dissi niente e, dopo aver salutato quel gentile anziano, decidemmo di salire verso le vette della valle. Con l’auto percorremmo un sentiero panoramico e sterrato a noi noto e caro ma, quel giorno, era davvero quasi impercorribile nonostante la macchina adatta. – Che ca@@@ è successo qui? Sembra sia franato tutto! – esclamò mentre cercava con il volante di scansare i massi per la strada. Tum… tum… ogni due metri, nonostante l’attenzione, non si potevano evitare le pietre che colpivano le gomme dell’auto. Un rallentamento ogni secondo.

Iniziai a ridere mentre il mio amico si stava seriamente arrabbiando ma, allo stesso tempo, era divertito vedendo me che sorridevo. – Che ti ridi?! – mi diceva, ma io non riuscivo a smettere. Dopo aver fatto qualche chilometro, come su una di quelle poltrone che ti massaggiano tremolando, un po’ scombussolati, decidemmo di fermarci e mangiare qualcosa in una radura davvero spettacolare dove tavole e panche in ardesia accolgono gli amanti della montagna che vogliono sostare per pranzare e la pace è assoluta.

LA “PIETRA” FILOSOFALE – LAPIS PHILOSOPHORUM

Avevamo parecchia fame, ormai era pomeriggio, e tirammo fuori dalla sacca due panini che la mamma di lui aveva preparato la sera prima. Iniziammo a mangiare e a parlare della splendida flora di quel luogo, sempre ricca indipendentemente dalla stagione. Entrambi conosciamo bene quella zona e sappiamo cosa offre in ogni periodo dell’anno.

Fu proprio mentre, con la bocca piena, cercava di parlarmi del cardo selvatico che lo vidi bloccarsi all’improvviso in una smorfia di disgusto. Esclamò qualcosa in modo volgare ma non capivo cosa fosse successo. – Ti sei morsicato la lingua? – gli chiesi. Continuava a fare cenno di – No – con la testa e continuava a masticare, anche se molto lentamente, e storcendo gli occhi cercava di guardarsi la bocca. Poi lo vidi muovere guance e lingua in modo strano, alla fine, sputo’ in una mano un qualcosa di grigio e molto piccolo.

Ohmmmadre! Un dente?! – feci io preoccupata.

Non penso – rispose lui mentre con la lingua investigava su tutti i suoi denti osservando che ci fossero ancora. Col dito mosse quel cosino che aveva sputacchiato e che ora stava lì sulla lastra di lavagna. Lo analizzammo attentamente e con gioia scoprimmo che si trattava di un minuscolo sassolino e non di un molare.

Io scoppiai in una fragorosa risata e lui, guardandomi perplesso, mi disse – Ma sei scema? Cosa ridi? Potevo spaccarmi un dente! -. Fu in quel momento che gli dissi con voce da gatta morta – Continua ad “ingoiare pietre” e prima o poi ti spaccherai anche qualcos’altro oltre che i denti! -.

I suoi occhi si spalancarono. Smise di masticare e ingoio’ come ad ingoiare un pollo intero. Aveva capito! Eureka! – Finalmente! – gli dissi. – Non scherzare… – fece lui balbettando. – Non sono mai stata così seria! – risi. Lui aveva un’espressione da tontolone sul viso che è impossibile da descrivere ma, a ricordarla, sorrido ancora. Tentenno’, tartaglio’, esclamo’ qualcosa di incomprensibile poi, facendosi serio, mi chiese – Ma dai… vuoi dire che… -. Io annuii. – Ora comprendi cosa volevo dirti questa mattina? E per te è stato semplice. Di solito queste cose avvengono senza che si dica come ci si sente. Ossia, la maggior parte delle persone non sanno bene come si sentono… non si osservano. Tu sei stato bravo, hai chiaramente definito il tuo malessere collegandolo alle pietre e l’Universo ha prontamente risposto. E sono certa che non è la prima volta -.

Devo essere sincera, in realtà, una risposta così, una Legge dello Specchio (chiamiamola così) funzionare a questa maniera, non l’ho mai vista nemmeno io!

Ecco che infatti il mio amico iniziò a ricordare che il giorno prima, al mare, suo nipote gli tirava dei sassetti sulla pancia mentre lui prendeva il sole ed era infastidito. Dovette spaccare, inaspettatamente, un grosso masso, il giorno prima ancora, a causa di un lavoro che stava facendo in campagna e altri avvenimenti simili. I messaggi gli stavano arrivando da un po’ ma, naturalmente, non ne sapeva leggere il significato. Iniziò così a valutare anche altre situazioni della sua vita.

Il suo viso, a tratti, si illuminava e poi poneva domande su domande… insomma… è stata una giornata esilarante. Rare volte ho visto l’Universo palesarsi in modo così ovvio, solitamente utilizza mezzi più difficili da tradurre per chi è digiuno di certe tematiche. È stata davvero una bella giornata e, alla fine, ho lasciato il mio amico ad arrovellarsi il cervello che stava iniziando a fumargli… so già che in futuro mi tartassera’ di domande quindi è bene che, per il momento, io vi saluti e vada a riposare.

Ciò che come esterno m’appare, è in realtà il succo del mio Cuore – (prima delle sette leggi del Conte di Cagliostro)

Prosit!

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L’Errore di chi è stato preso in giro

IL DRAMMA DELL’IMBARAZZO

A molti è capitato di essere stati derisi durante l’infanzia o durante l’adolescenza. Le prese in giro di chi consideravamo amici hanno fatto male segnando un solco che, anche da adulti, riversa un liquido strano e vischioso chiamato: paura.

È la paura di ricevere nuove beffe, rifiuti, indossare ancora l’abito dello zimbello e rivivere quelle brutte emozioni che facevano sentire non accettati, emarginati, sbagliati.

Anche in questo caso, come dico per altre situazioni, continuando a sentirsi unicamente delle vittime non si risolve nulla.

“La colpa è stata di altri, sono così per via di altri…” e rimango nella mia protezione al fine di non farmi ferire da nessuno ma, allo stesso tempo, non mi muovo. La stasi. Tutta la responsabilità la lascio  ricadere sugli altri.

In questo modo, stando fermi e spaventati, chiusi in un angolo dietro a barricate altissime, si evita però anche di dare cose belle a chi mai, invece, si sognerebbe di prendere in giro qualcun altro e che anzi, quelle cose, le apprezzerebbe molto.

C’è quindi una stasi, come dicevo, una non-crescita e capisco il dolore ma crescere fa anche male e fa paura.

SONO GLI ALTRI I COLPEVOLI

Questo punto che si sta vivendo, dopo aver ricevuto insulti e prese in giro, è diventato un limite e occorrerebbe sorpassarlo o si terranno chiuse le porte del dare-avere nel bellissimo scambio di amore. Non ci sarà alcuna connessione, ne alcuna condivisione, così facendo. Si farà del male a chi ci sta accanto ma soprattutto non ci si evolverà come persone, rimanendo fermi nel limbo del dolore.

È un po’ come se fosse la prova. Un esame da superare. Come dico sempre, nulla accade per caso e la realtà attorno rispecchia ciò che siamo dentro. I fattori sono sempre molti e diversi in ogni situazione ma, se siamo stati oggetto di scherno, una grande percentuale di questa vicenda si può implicare al fatto che noi per primi non ci rispettavamo abbastanza, deridendo noi per primi lo splendido essere divino che eravamo. Questo, l’Universo, non lo vuole e non lo accetta, pertanto ci mette davanti persone che ci mancano di rispetto per mostrarci ciò che siamo e che stiamo facendo a noi stessi, ma soprattutto per “guarire” perché potendo vedere, palesemente, quello che accade, possiamo trasformarlo.

Peccato che invece ci focalizziamo solo nell’avercela con gli altri senza fare un passo in più.

IN MARCIA!

E allora, forse, oggi che si è adulti e sotto un certo senso anche più forti, quel passo in più andrebbe fatto. Sfidando quello che c’è in noi, dimostrandogli che siamo più Guerrieri, che non abbiamo paura di lui e che siamo pronti a salire quel gradino. Pertanto, proprio quello che più vi imbarazza, partendo da cosine piccole, si potrebbe provare a farlo o si continuerà a non creare nulla di bello e nemmeno ci si potra’ ergere verso la consapevolezza e la conoscenza dell’evoluzione. Mostratevi, dite quello che sentite, palesate i vostri sentimenti, tirate fuori chi siete e cosa provate davvero. La beatitudine e la meraviglia si trovano proprio dietro la paura e, nonostante questa grande emozione sia una cara amica da valutare, non deve impedirci di crescere.

Il giudizio degli altri è la prigione. Una prigione nella quale noi decidiamo di stare ma dalla quale, se realmente vogliamo, possiamo uscire. I primi passi occorrerà muoverli verso persone amorevoli che mai si prenderebbero gioco di noi, poi, man mano che ci alleniamo, ci abituiamo e diventiamo più capaci e coraggiosi, proveremo a spingerci verso un pubblico più ampio. Qui si inizieranno a vedere i primi bagliori dell’illuminazione e la bellezza di questa strada che ci porterà verso un futuro di luce, di sicurezza e di libertà dove potremmo toccare con mano lo splendore dell’amore universale.

Prosit!

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Le Piume della mia Vita

COMUNICAZIONI… NATURALI

Mentre molta gente rinviene piume senza badare a questo ritrovamento, altre persone invece danno a tale fatto molta importanza. Io sono tra quest’ultime. Sono convinta che la natura, vista come una specie di madre, comunichi con me in modo totalmente ovvio, facendo parte di me come io di lei. Mi chiedo inoltre perché non dovrebbe essere così? Perché mai dovrebbe esserci un distacco tra noi due. Composte allo stesso modo, dagli stessi elementi chimici e nate nella stessa maniera, soltanto in varie forme, non comprendo perché io e lei non si possa avere un rapporto. E poi comunque lo si sente dentro, lo si percepisce in un modo che è assai difficile da spiegare ma lo si sente. Detto questo, e senza voler convincere nessuno, oggi voglio raccontarvi del mio vivere “assieme alle piume”.

Senza dimenticare che gli uccelli cambiano e perdono le loro piume biologicamente (sarà quindi ovvio in alcuni periodi dell’anno trovarne di più) e senza dimenticare che esiste il vento, il quale può portarle a noi, vi racconto come io vivo il mio rapporto con loro. Anche i gatti ci si mettono, o le automobili. Quando uccidono un volatile le sue piume volano ovunque e a noi sembrerà di essere circondati da penne più del solito. Per questo bisogna tenere un piede nella materia ma, con l’altro, senza dare responsabilità unicamente al mondo materiale in quanto non è l’unico, si può viaggiare per mondi sconosciuti che si mostrano ai nostri occhi e diventano via via sempre più concreti anche nell’esistenza reale, la sola che siamo abituati a considerare.

C’E’ UN MESSAGGIO PER TE

Le piume non giungono a me ogni giorno e nemmeno in determinati periodi dell’anno ma arrivano sempre e soltanto dopo (ho 40 anni e da 40 anni accade questo) un lavoro interiore svolto in me: che sia estate o inverno.

Per esagerare, in questa che molti potranno credere soltanto una fiaba o il delirio di una pazza, aggiungo che sono costantemente aiutata da fonti energetiche (egregore) che vivono con me ogni giorno e ogni giorno mi mostrano la loro presenza; a volte anche attraverso le piume. Le piume però arrivano solo quando il mio lavoro interiore riguarda l’ascesa verso la spiritualità, l’avere più connessione con la mia anima, il riuscire a vedere la perfezione anche là dove sembra esserci solo dolore e trasmutare, così come si dice – il piombo nel prezioso oro -. Elevarsi di un gradino verso la consapevolezza. La crescita interiore sale.

Detta così sembra un procedimento molto semplice invece è tutt’altro. In poche parole potrei dirvi che per raggiungere la resurrezione occorre prima passare dalla crocifissione ma non voglio riferirmi alla religione o a qualcosa di particolarmente traumatico. Si parla molto semplicemente di cambiamento e ogni cambiamento si sa, può produrre dolore, resistenza, spavento, sgomento, preoccupazione.

Ed é proprio durante questo subbuglio che le piume giungono a me. La piuma: qualcosa di tangibile (materia) collegato a qualcosa di astratto come: il volo, la libertà, il mondo dell’invisibile, del non palpabile, il mondo vicino al cielo. L’innalzamento. L’innalzarsi verso l’alto (come dice la parola stessa). E, se vogliamo, un qualcosa anche di aleatorio.

Ce la stai facendo Meg. Siamo qui. Ti stai avvicinando. Stai salendo il gradino. Tranquilla, va tutto bene. È tutto ok, noi siamo con te -.

Questo è il loro messaggio. Ma fatemi finire prima di volermi rinchiudere in qualche casa di Igiene Mentale.

É molto facile trovare piume per strada, o comunque in mezzo alla natura, più raro è trovare piume in casa a meno che non appartengano al piumone d’oca che abbiamo in camera sul letto. Ma quando si trovano piume assai originali in sala, dopo aver pulito, e con finestre e persiane chiuse tutto il giorno, e soprattutto PER DIVERSI GIORNI DI SEGUITO, inizi anche ad osservare altro. E meno male forse! Aprire la mente è sempre positivo, vere o false che siano queste teorie.

SACRI REGALI

Piume di cosa? Boh? Non sono un ornitologo ma di certo non appartengono solo ai comuni uccelli che vivono la mia zona. La maggior parte di esse le riconosco ma non proprio tutte.

E’ vero anche che alcune sono state trovate nei boschi, ma sempre in modo assai particolare e suggestivo. Ho piume di Pavone, di Gufo, di Tortora, di Corvo, di Gabbiano, di Ghiandaia, di Merlo, di Piccione, di Allocco, di Cinciallegra, di Gazza e di molti altri… che conservo più che gelosamente. Oltre ad essere cari doni, mi ricordano anche quel determinato periodo della vita in cui ho battagliato ma ne sono uscita vincitrice. Posso rivivere le stesse emozioni grazie all’energia delle piume. Posso ricordare che no, non ero sola. Non lo sono e non lo sono stata mai.

A livello di Animali Totem sarebbe carino conoscerle ma, comunque, quello che hanno da dire è sempre la stessa cosa attraverso la loro presenza.

Trovare piume sull’auto, ogni giorno, per diversi giorni, nonostante il vento e nonostante luoghi diversi e paesi diversi nel quale si parcheggia è effettivamente intrigante. Trovare piume sul luogo di lavoro, nello stesso strano modo in cui si trovano a casa, è intrigante. Essere seduti su una panchina e una piuma, lentamente, cadendo dal cielo, viene a posarsi sul tuo grembo (sempre per diversi giorni) è intrigante. Avere piume tra i capelli, per circa dieci giorni di fila (vi giuro che mi lavo) è intrigante. Voglio dire… a voi capita con queste dinamiche? E vi capita solo quando decidete di compiere un lavoro di crescita personale su di voi? Al di là della stagione, o del luogo in cui vivete, o della presenza o meno di uccelli attorno a voi?

Ma la cosa più importante è in realtà un’altra. Vedete, che questo sia vero o sia solo una mia suggestione, a poco serve. Il fatto è che questa mia credenza mi porta a convincermi, sempre di più, che ci sia un’affinita’ e una comunicazione maggiore tra me e quei nuovi mondi di cui vi parlavo e, alla fine, questa immaginazione diventa realtà.

Lo si può affermare in quanto si sviluppa poi con risultati che non hanno nulla a che vedere con gli uccelli ma che dimostrano come la mia sensibilità e il mio potere siano cresciuti. A quel punto si inizia a co-operare notevolmente con le forze della natura tutta e si realizzano cose mai riuscite prima. Insomma, proprio questo mi premeva spiegarvi. È come se fossero un mezzo che ci insegna ad affinare capacità intrinseche che tutti abbiamo ma non nutriamo, non coltiviamo.

Le piume sono ovviamente solo un esempio. Infinite sono le manifestazioni che forze a noi sconosciute utilizzano per comunicare ma ognuna di esse reca un messaggio. Un messaggio che nessuno può dirvi, nemmeno io, lo si sente dentro. Il cuore lo legge e lo traduce e quello è, perché la nostra intuizione, la voce della nostra anima, anche se non sappiamo ascoltarla, non sbaglia mai.

Il trovare una sola piuma può già voler dire qualcosa, il trovarne molte può intendere che qualcosa desidera comunicare con te, recarti messaggi importanti. Prova ad ascoltarli… in fondo che ti costa?

SEI PROTETTO

Attraverso le piume qualcosa ti sta dicendo che sei protetto, che non devi aver paura e che il tuo lavoro si sta svolgendo alla perfezione. Ce la stai facendo, ti stai avvicinando sempre di più alla tua parte Divina. All’Entusiasmo. Stai combattendo i tuoi demoni al meglio e stai acquisendo sempre un po’ più di magia.

Per concludere vi lascio alla lettura di questo articolo che parla invece dei – colori delle piume – perché, anche loro sono importanti da valutare e, avendo provato sulla mia pelle che non sono cincischie, voglio farveli leggere:

https://www.cavernacosmica.com/trovare-piume-significato/

Mi raccomando, badate d’ora in poi a come il Cosmo decide di comunicare con voi. C’è tanta tanta vita attorno alla vostra.

Prosit!

Ti prego Mamma…

UN ACCORATO APPELLO PER EVITARE CASINI E DOLORI FUTURI

Ti prego mamma cerca di rendere tuo figlio sicuro di sé perché non sai, gli insicuri, che gran danno possono fare agli altri e a se stessi quando poi diventano adulti. Molto più degli invidiosi, degli aggressivi, degli egoisti, dei tristi… perché… quando una persona è insicura, è tutto questo messo assieme. Perché un insicuro indossa maschere per ogni occasione. Perché l’insicurezza è direttamente collegata alla paura e la paura è la madre di tutte le emozioni negative.

Ma vedi, qui non si parla di colui che ha paura a fare tutto, il classico “cagasotto” che emette timore da lontano. Qui si parla di colui che vive nell’insicurezza intrinseca ma senza tremare. Anzi, appare persino un personaggio da stimare assai.

Invece…

Ti prego mamma rendi tuo figlio sicuro o sarà un menzognero, un ingannatore, un traditore. Guarderà solo all’appagamento dei propri bisogni incurante dei sentimenti altrui.

Rendi tuo figlio sicuro o scappera’ senza avere il coraggio di risolvere le situazioni. Incolpera’ altri innocenti pur di uscire pulito dalle situazioni. Farà di testa sua, senza ascoltare, perché il credersi perfetto sarà la sua unica arma.

Rendi tuo figlio sicuro o sarà insoddisfatto costantemente della sua vita, invidiera’ gli altri e proverà rabbia e frustrazione. Vorrà tutto per sé perché tutto gli mancherà. E sarà sempre triste, molto triste.

Rendi tuo figlio sicuro o mollerà una donna solo quando ne avrà un’altra a portata di mano, o donne ne vorrà molte, come se fossero maglie da indossare. Conterà i soldi ogni minuto, con la speranza vana che si moltiplichino, avrà ansie e preoccupazioni inutili che gli bloccheranno il respiro.

Rendi tuo figlio sicuro o farà del male a chi gli vuole bene senza riuscire a provare del bene. Sarà vittima dell’accidia, della lussuria e dell’attaccamento. Si arrampichera’ sui vetri pur di aver ragione.

Rendi tuo figlio sicuro o sarà manipolato. Non piacerà a nessuno e avrà pochi amici. Sarà arrogante, presuntuoso, poco umile. Non disposto a scendere nel suo buio più scuro e risorgere.

Rendi tuo figlio sicuro o sfrutterà le persone, sarà un approfittatore e un incantatore. Non avrà autostima, si guarderà allo specchio e non si piacerà. Farà della sua mente il lato forte, senza comprendere che è il cuore a doversi aprire.

Rendi tuo figlio sicuro o non amerà la solitudine, non sarà mai un saggio, saprà ferire ma non curare. Non si assumerà le proprie responsabilità e sarà sempre un debole al cospetto di una persona che usa le emozioni.

Rendi tuo figlio sicuro o si preoccuperà più dell’apparenza che della sostanza. Preferirà la quantità alla qualità e dipendenze celate come il bisogno di essere visto.

Rendi tuo figlio sicuro o per stupirsi avrà necessità di qualcosa di grande. Non saprà amare la quotidianità e dovrà provare sciocchi brividi per sentirsi vivo.

Rendi tuo figlio sicuro se vuoi renderlo felice.

Non dargli serenità, l’acquisira’ da solo con la sicurezza.

Non dargli l’entusiasmo, lo acquisirà da solo con la sicurezza.

Non dargli la fede, l’acquisira’ da solo con la sicurezza.

Non insegnargli l’onestà, se è sicuro di sé non avrà bisogno di barare o manipolare.

La sicurezza gli permetterà di amarsi e di amare. Tutto il resto non conta.

Gli permetterà di comprendere che questa vita gli appartiene e ne è degno.

Gli permetterà di creare la sua migliore esistenza e ottenere ciò che più vuole realizzare.

Rendi tuo figlio sicuro, ti prego, se puoi.

Maschio o femmina che sia… fallo con – le palle -.

E ti prego papà, prova a fare la stessa cosa anche tu.

(Come? NON LASCIATE DA SOLO VOSTRO FIGLIO. TENETELO DA CONTO. ASCOLTATELO. PARLATE CON LUI. NON OPPRIMETELO. EQUILIBRIO. UNA VOSTRA EQUILIBRATA PRESENZA.)

Prosit!

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I Complimenti che ci rendono Brutte Persone

LA SPADA DA SGUAINARE PER FERIRE

Può capitare nella vita di sentirsi dire un complimento davvero bello, appagante, uno di quei complimenti che aprono il cuore e magari, a farcelo, è proprio una persona che gode di tutta la nostra stima. Quel complimento per noi diventa molto importante, diventa l’acqua di una sorgente sacra che disseta, risuona nella nostra parte più intima e ci riempie di infinito piacere soprattutto se, di complimenti, siamo abituati a sentirne pochi nei nostri confronti. Fintanto però che queste belle parole vengono prese da noi e messe in un bel posticino del nostro animo e usate per migliorarci sempre di più e focalizzarci sui nostri punti di forza va tutto bene. Il brutto accade quando invece, di queste parole, ne facciamo una verità assoluta e indiscutibile ma soprattutto un’arma con la quale sconfiggere gli altri. Sì, accade anche questo. Accade da parte delle persone insicure e con una bassa autostima soprattutto. Per la serie: “Non importa se ti sto facendo male, io posso farlo, perché a me così è stato detto e quindi è giusto“. Cioè, in quella situazione, credono di indossare i panni di Dio e poter fare qualunque cosa con chi hanno di fronte, convinti di agire nella ragione più assoluta.

L’INSICUREZZA CHE MANCA DI UMILTA’

Supponiamo ch’io sia una di queste persone e che, un bel giorno, un individuo che ammiro tantissimo, mi dice – Tu sei davvero una vittoriosa nella vita. Qualsiasi cosa intraprenderai ne uscirai vincitrice, in pochi riusciranno a starti dietro -. Ecco, se io fossi sicura di me e con un’autostima discreta o buona, userei questa frase come sprono nella mia vita ogni volta che mi sento di non farcela, o durante una competizione, o quando sento il mondo cadermi addosso, o quando devo intraprendere un nuovo percorso che mi destabilizza emozionalmente. La userei come strumento rivolto – a me soltanto – al fine di rimanere con questa bella dote e, se è possibile, ampliarla.

Ma essendo che sono insicura, e pertanto automaticamente insoddisfatta della mia vita, la userò invece come arma per ferire o zittire gli altri. La trasformo in una citazione indiscutibile che così è e così dev’essere. Mi renderò così la vita molto più facile no? Senza contrasti. Mi basterà avere un pubblico di sudditi che, in silenzio, annuira’ ad ogni mia sentenza e io vivrò come un Re. Ovviamente riuscirò a fare questo con chi me lo permette. Il giorno che troverò chi, invece, mi manda a quel paese, ecco che il mio giochetto smette di esistere e forse riacquisto l’umiltà che mi manca. Sì, spesso gli insicuri, come contrapposizione, mancano di umiltà. È normale. È normale, è comprensibile, ma non giustificabile (mio umile parere).

In pratica, se qualcuno volesse aprirmi gli occhi dicendomi – Guarda che non puoi vincere sempre – oppure – Guarda che potresti anche perdere e non sarebbe un dramma -, – Guarda che non sei il più forte del mondo -, io lo zittisco perché quello che mi è stato detto afferma l’esatto contrario. Quindi risponderò con frasi o comportamenti che, tradotti, equivalgono a – Tu non capisci niente -, – Tu non sai chi sono io -, – Tu hai idee sbagliate (sei sbagliato) -, – Tu non sai vedere oltre/altro – oppure ancora, e questa è la più grave, – Non gioco nemmeno, tanto so già di vincere -. Non si accetta neanche la sfida perché, in realtà, in un angolino del profondo, una vocina lo dice che si potrebbe anche perdere, ma le parole di chi ha fatto tutto quel bene, quel giorno, con quel complimento, sono un appiglio talmente soddisfacente, talmente comodo e che dona la pace, dal quale è davvero difficile separarsi.

SONO LA PIU’ BELLA, COSI’ E’ STATO DETTO

Se sei stata giudicata Miss *** non vuol dire che sei la più bella di quella nazione. Non sei nemmeno la più bella della tua provincia. Significa semplicemente che un gruppo di persone, con il loro gusto, in quel momento e in quel posto, ti ha considerata la più bella tra le partecipanti. Tradotto: sei una bella ragazza ma non sei la più bella.

Se un professore ti ha detto che sei molto intelligente non significa che gli altri a tuo confronto sono degli idioti. Possono aver ricevuto lo stesso complimento tuo nella loro vita, o essere più intelligenti di te anche senza esserselo mai sentito dire. Non sei il più intelligente. Sei intelligente come molti altri. Forse il più intelligente della tua classe (20 alunni, 20 anni fa) ma non dell’umanità tutta.

E ALLORA CREA!

Se sei molto bella, usa questa tua dote per creare un qualcosa di buono per te e per gli altri.

Se sei molto intelligente, usa questa tua dote per creare un qualcosa di bello per te e per gli altri.

Non cercare di tappare la bocca degli altri per non ricevere contrasti che potrebbero mettere in dubbio ciò che tu hai trasformato in colonna portante della tua vita, cioè quel lontano complimento. Ciò che secondo te ti salva. In questo modo, agli altri, farai solo del male e il tuo bel talento andrà a farsi friggere. Non crescerai, non ti evolverai. Non metterai a disposizione del mondo la tua dote e quindi nulla di bello ti tornerà indietro. Continuerai ad essere un insoddisfatto. Ti trasformerai persino in una brutta persona. Abbi coraggio, scendi nella tua insicurezza, non appannarla con un complimento che ti è stato fatto. Vivila, conoscila appieno e poi trasformala. Solo così ti trasformerai a tua volta in meraviglia e meraviglierai il mondo.

Quel complimento ti è giunto per avvisarti che sei anche quello, che hai quella dote, ma non deve fermarsi lì il suo senso. Devi trasformarlo in una chiave che apre la porta allo stupore. Uno stupore continuo, immenso, infinito che ancora non hai conosciuto se, in quel punto, ti sei fermato.

Prosit!

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Quello che del buon Ladrone non ci hanno detto

Dal Vangelo secondo Meg – niente di religioso ma di molto curioso

DUE CHIACCHIERE IN CROCE

Se sia esistito davvero il buon ladrone, crocifisso assieme a Gesù sul Monte Golgota, nessuno di noi può dirlo ma poco ci importa in questo momento. Chi ha scritto di lui, ha voluto, attraverso questo personaggio, recarci un messaggio che, a mio avviso, occorre comprendere. Il Vangelo potrebbe essere un libro storico, ricco di testimonianze, oppure un libro di fiabe ricco di morali ma comunque, in entrambi i casi, riporta, attraverso una lingua che bisogna tradurre, delle soluzioni adatte alla nostra crescita personale, alla nostra elevazione e alla nostra illuminazione. Vere o non vere, queste storie ci raccontano come fare per diventare persone realmente felici, felici dentro, tramutando la realtà che ci circonda e dandoci i mezzi per acquisire la saggezza giusta al fine di raggiungere una beatitudine totale e continua, attraverso la quale, ogni cosa che può accaderci durante l’esistenza, possiamo viverla in modo differente, con più resilienza, più benessere, più gioia. Ma, soprattutto, ci spiegano come fare a diventare padroni di noi stessi, della nostra realtà e persone libere. Ottimo non trovate?

Ma torniamo al buon ladrone, il malfattore pentito. A questa figura che, da molto tempo, ci viene presentata semplicemente come il ladro redento almeno secondo la maggior parte dei testi. Da un lato di Gesù in croce, infatti, abbiamo un ladrone, un altro, che sarcastico chiede al Cristo di salvare se stesso e loro, se era vero ch’egli era il figlio del Padre Eterno, dall’altra invece abbiamo il protagonista di questo post che, umilmente, dice queste parole al suo compare – Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male – e poi aggiunge, rivolto al Cristo – Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno -. Gesù gli risponde – In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso -.

I GIUDICI CATTOLICI

A questo punto, dopo questo brevissimo dialogo tra il buon ladrone e Gesù, a noi non rimane altro che giudicare il buono e il cattivo. Giudicare i due malfattori: quello che scherna Gesù e quello che invece chiede perdono. Come ci hanno sempre insegnato, fin dai tempi del catechismo, ci ritroviamo con due figure opposte, una che andrà senz’altro all’Inferno e l’altra che, pentendosi, andrà in Paradiso. Dio è buono ma giudica e chi non chiede perdono verrà punito. E va bene, tralasciamo la storia della punizione per un altro articolo.

Il fatto è che ci fermiamo qui. Il male e il bene. Punto. Non andiamo oltre. Non ragioniamo con la nostra testa, lasciando la parola solo a chi la professione del religioso la svolge. Ma certe illuminazioni, con la religione, hanno ben poco a che vedere.

Rileggiamo con attenzione alcune parole del ladro che si pente – …Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni… –

IL MIRACOLO DENTRO DI NOI

Con questa frase, il ladrone non si sta solo pentendo ma sta compiendo un qualcosa di grandioso che ora provo a spiegarvi.

Noi siamo giudici di noi stessi

Dovete anche cercare di mettervi nei suoi panni per assaporare al meglio questa sua frase. Come racconta bene Piergiorgio Caselli nel suo video “il Potere Alchemico dell’Accettazione: i Vangeli Esoterici – Pier Giorgio Caselli” (YouTube) in quel momento quell’uomo è appeso ad una croce, nudo, con i corvi che lo beccano, con delle guardie che lo feriscono, lo umiliano e pronuncia quelle parole. Insomma, c’è ovviamente della sofferenza, non sta certo giocando a briscola con gli amici…

Il fatto è che a noi, le sue parole, appaiono semplicemente come il riconoscere la giusta pena per i reati commessi e stop. Invece…

…egli sta compiendo esattamente l’atto dell’ACCETTAZIONE.

L’Accettazione – il lasciarsi andare accettando. Il lasciarsi andare nel flusso vitale abbandonandosi completamente verso la “resurrezione” (lo stare bene, il vivere una vita migliore). Il lasciarsi andare verso quello che è perché, quello che è, è il giusto.

Accettare totalmente quel dolore perché solo attraverso quella strada si potrà trovare la pace.

M’inchino come ancella obbediente. Sia fatta dentro di me la volontà del Signore – (Maria di Nazareth). Dio è dentro di noi. Il Signore è dentro di noi. Nostra, in realtà, è quella volontà.

L’ACCETTAZIONE – QUEL LUOGO INTIMO IN CUI IL MALE DIVENTA BENE

Ora, nel caso di questo ladro, la pace è data dalla morte e la salvezza è data dall’entrare nel Regno di Dio ma è ovviamente simbolico. La metafora vuole farci intendere come, durante la nostra vita, siamo spesso chiamati a subire un dolore e cerchiamo sempre di scansarlo o di nasconderlo senza capire che entrandoci dentro, vivendolo e comprendendolo pienamente possiamo trovare la risoluzione vera ai nostri mali. Possiamo trovare una vita migliore. Significa non aver paura del cambiamento. Significa vivere quello che dobbiamo vivere senza resistenza perché qualcosa di più bello ci sta aspettando ed è già pronto per noi. Accogliere completamente quella situazione. Questo è il punto. Sta accadendo? Bene, la accolgo. Lo accetto del tutto perché è il giusto per me, è ciò che di perfetto per me poteva compiersi al fine di guarire dai miei demoni. I miei stessi demoni mi hanno portato a vivere questo avvenimento quindi, questo avvenimento, è la risoluzione. Questo non significa non dover trovare rimedi. Siamo umani e abbiamo un intelletto da poter usare ma ora siamo ad un passo prima. Quella del rimedio è una considerazione che viene dopo e che difficilmente potrà esistere senza prima l’accoglienza e quindi la comprensione (con-prendere cioè accogliere in noi) di quello che ci sta succedendo.

Accade quindi che il buon ladrone, così facendo, “si salva” e qui vorrei aggiungere qualcosa di mio oltre alle straordinarie parole di Caselli. Perché, vedete, dobbiamo notare che non è Gesù a salvare il malfattore. Nonostante la frase – …sarai con me in Paradiso… -. Questa è una conseguenza ma, a salvarsi, a trovare la pace, a trovare la chiave verso la pace, è il ladrone stesso.

Nella nostra vita, noi stessi dobbiamo trovare la serenità e dobbiamo capire che solo noi stessi possiamo salvarci non gli altri. Accettando. Gli altri possono essere validi mezzi, ottimi aiuti, grandi accompagnatori, Maestri formidabili ma solo noi possiamo raggiungere la salvezza pura del nostro cuore. Nel nostro buio, nella parte più profonda di noi, solo noi ci siamo.

Gesù non è la salvezza. Gesù rappresenta la salvezza.

QUESTA E’ LA VITTORIA DEL GUERRIERO

Tutto questo non ha nulla a che vedere con il Cristianesimo. Tutto questo è un lavoro estremamente difficile da compiere che appartiene ad una trasmutazione di noi stessi. Vuol dire uscire dalla schiavitù. Essere Maghi della propria vita.

– Se semplicemente si riuscisse a lasciar andare le cose, ci si accorgerebbe che il male si esaurisce, e si afferma il bene – (Carl Gustav Jung)

Siamo convinti di essere supremi e che le cose debbano adattarsi a noi. Gesù direbbe – Non avete occhi per vedere -. Non abbiamo capito invece che siamo noi a doverci adattare alle cose ma non come tronchi spezzati in balia della corrente, bensì per conoscere quelle cose. Per carpirne ogni senso, per sentirle dentro e scoprire di loro ogni segreto anche se doloroso. Solo allora possiamo trasformarci in Guerrieri e trasmutare noi e loro. Solo allora potremmo modificare davvero ciò che ci appartiene e divenire ESSERI LIBERI.

Accogli con gioia e vedrai miracoli.

Prosit!

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Quando sei giù alza la testa e grida: mapppporcacciazozza!

DIVENTA IL CIELO

A volte mi capita di sentirmi scoraggiata, giù di tono, anche triste. È bello e utile pure questo. Sono tutte emozioni che ci appartengono, che bisogna saper accogliere, saper accettare persino con gioia. Sono nostre. Nostre figlie.

Al contrario delle emozioni positive però, quelle negative, dopo un po’ che stazionano in noi, iniziano a pesare, a farci scendere sempre di più nell’oscurità, a rattristarci ulteriormente e allora è bene porre un rimedio. Quando si tratta di emozioni fondamentalmente banali, negative ma leggere, in cui non ci sono traumi da affrontare o gravi avvenimenti da comprendere, parlo di un nervosismo classico, capitato quel giorno, io ho trovato un rimedio e mi fa piacere condividerlo con voi.

Il trucco sta nel diventare il cielo. Esatto. Una sciocchezza in pratica. Occorre identificarsi seriamente nel cielo e in tutta la sua grandezza. Cioè convincersi di non essere soltanto quelle due gambe, quelle due braccia e quella testa che abbiamo, che vediamo e che tocchiamo, ma che in realtà c’è qualcosa di noi che è enorme e arriva fin lassù ed è quel lassù.

MOSCERINI OVUNQUE

Se il mio nervoso è dato dal lavoro io guardo il cielo, ne osservo l’immensità, mi immedesimo in lui e proiettando poi lo sguardo sul mio luogo lavorativo, come se io fossi grandissima, ne noto la piccolezza e allora mi dico – Ma cos’è in fondo questo lavoro a confronto di tanta bellezza celeste? Un moscerino! -. E io mi preoccupo per un moscerino?

Se mi sconforto perché quel giorno, scarica di energia, sento di non riuscire a ordinarmi il parcheggio, guardo il cielo, mi immedesimo in lui e dico – Ma cosa sono delle auto e delle strisce per terra confronto a tanta infinità? Io sono l’immenso e, l’immenso, di parcheggi, se vuole ne trova 4! -.

Forse non so ben descrivervi che cosa accade davvero in quel momento ma posso dirvi che quella grandezza, quella potenza, quella maestosità iniziano ad appartenermi e questo fa sì che le cose si sistemino. Come a trovare una soluzione. Una soluzione adatta a me.

Con ciò non voglio sminuire nessun problema ma posso assicurarvi che se riuscite ad addentrarvi in questo rimedio funziona! Qualcosa funziona davvero!

PROPRIO COME UN GIGANTE

Se oltre a vedere quella vastità azzurra si riesce a notare un enorme specchio, ci si può facilmente riconoscere il nostro viso che sorride e dice – Guarda quanto grande sei! – e tutto diventa minuscolo. Anche i problemi. I problemi ormai li abbiamo dati a lui, al cielo, non ci appartengono più, e lui ha molta più fantasia di noi nel trovare rimedi fantastici. E quando glieli offriamo su un vassoio d’argento li sente e li prende! Automaticamente, senza alcun rifiuto.

Oh se li sente! Non può non sentirli. Li sente anche quello che abita dall’altra parte del mondo. Già. Le mie corde vocali, non paghe del canto, adorano quando vado su tutte le furie potendo così sfoggiare le loro prodezze. Che bello! Una liberazione!

Ebbene sì. Mica vi sto dicendo di non sfogarvi e di trattenere facendo finta di essere il cielo! Mai trattenere! Liberatevi sempre. Il trattenere è deleterio, diventa come un’ulcera nello stomaco. Quindi, alzate la testa, esclamate tutto quello che vi passa per la testa e scaricate ma poi, rimanete focalizzati verso quella grandezza. Ecco immediatamente la meraviglia. Eccole tutte le nostre parole, la nostra rabbia, la nostra disapprovazione, i nostri improperi, salire al cielo proprio come dei fumetti (gente dovete credermi, l’immaginazione è la medicina migliore).

Ecco che vengono da lui inghiottiti e ora… ora sto salendo anch’io… è come se stessi diventando enorme, mi sto avvicinando al cielo, sono un gigante! E… et voilà… in modo molto naturale (forse non le prime volte) ecco che accade tutto quello che ho scritto. Tutto diventa una piccolezza.

Sorridi – Tu sei il cielo!

Prosit!

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L’Invidia del Modus Vivendi – un’Ossessione

L’INVIDIA, UN VERO ROMPICAPO

Invidia – dal latino “invidere” e cioè “guardare di traverso” significa osservare in modo malevolo qualcuno provando rabbia e risentimento verso ciò che possiede, o ciò che è, bramando quelle sue ricchezze e detestando il fatto che lui le abbia e noi ne siamo privi. L’invidioso infatti è colui che anziché procacciare il proprio bene desidera che gli altri non abbiano quel bene. Possiede questo astio verso chi detiene “l’oggetto del suo desiderio” ma la parola “oggetto” va vista in senso vago; può trattarsi di una dote, di una storia d’amore, di un’auto, di una casa, di una professione, etc…

Questa spiegazione sull’Invidia è molto semplice e alla buona perché in realtà l’Invidia è un male molto potente, molto presente e molto profondo. Paolo de Nardis, ad esempio, parlando dell’Invidia, ha infatti intitolato il suo libro “l’Invidia – Un rompicapo per le scienze sociali“, questo proprio perché l’Invidia, uno dei sette peccati capitali, tocca tante ramificazioni dell’essere umano: dall’impotenza all’importanza del giudizio degli altri, dalla svalutazione alle comparazioni, dalla paura alla valutazione e così via.

IL MODUS VIVENDI

C’è un’Invidia però, se è possibile suddividere le Invidie (permettetemelo un attimo) forse ancora più grave di tutte le altre che subito potrà sembrare senza differenze rispetto a queste ultime ma io personalmente una differenza la vedo. E poco mi piace.

Naturalmente questa Invidia nasce nello stesso nido delle altre ma poi si dipana verso un risultato differente: quello dell’ossessione. Si tratta dell’invidia verso il modus vivendi di una persona ed è davvero interessante. Modus vivendi, dal latino, significa letteralmente “modo di vivere – prendere la vita in un certo modo”. Ebbene osservate ora il complesso e deleterio meccanismo che si mette in funzione.

Innanzi tutto non stiamo parlando di invidiare un qualcosa posseduto da un altro. Stiamo parlando di una situazione assai più complicata.

La persona che si svaluta, insicura e poco amata (che assume in questo articolo il ruolo dell’invidioso) conosce ad un certo punto della sua vita un qualcuno che gli piace particolarmente e che diventa per lei un punto di luce nel suo tunnel buio. Come ad innamorarsi, vede in lei il suo raggio di sole. La meraviglia. E, pur godendo di quello che tale persona è, si chiede come mai anche lei non possa essere così. Quella persona, da punto di luce, inizia a diventare senza saperlo l’oggetto del desiderio del soggetto debole e insicuro ma non nel senso che lui vuole possederla ma nel senso che vuole avere la sua stessa vita. Ne invidia ogni cosa – il modu vivendi. Attenzione però, ossia, non importa se questa persona è brutta, è povera, è ignorante (caratteristiche ben poco invidiate solitamente) ma è come si muove nel mondo, come sorride, come gli altri l’apprezzano, come riesce a fare le cose, che riscontri ha, come guarda la vita, come riflette… insomma… tutto. Ignara, questa “bella persona invidiata”, inizia a diventare un’ossessione per l’invidioso che non trova pace in quanto essa vive e, vivendo, ogni giorno, ogni ora, ogni attimo, crea qualcosa da invidiare: una parola, un gesto, una situazione, un messaggio, una realizzazione, un rapporto…

IO TI SPENGO

L’invidioso getta su questa persona, che diventa il suo fulcro e il suo cestino dell’immondizia, tutta la sua frustrazione, la sua rabbia, la sua incomprensione, la sua sottovalutazione; vuole sporcarla affinché non possa più brillare proprio come lui. L’Invidia viene solitamente divisa tra – Invidia d’essere – e – Invidia d’avere -. In questo caso le abbiamo entrambe in un unico individuo ed entrambe sono costanti. Come qualsiasi altra ossessione tende a crescere e a non placarsi e allora l’invidioso si ribellera’ sempre di più al suo stesso male ma non rivolgerà la visione al suo interno bensì, anche in questo frangente, riserverà le attenzioni a chi è fonte di tanta angoscia, sempre la stessa persona: l’invidiata.

E allora diventerà sempre più intollerante, sempre più arrabbiato, sempre più invidioso. Cercherà di schernire la sua vittima, cercherà di svalutarla, non le darà soddisfazione, diventerà aggressivo, gelido, supponente, ogni qualità che può nuocere all’altro verrà usata.

Ogni qualità che può spegnere quella luce e quel sorriso (cioè quella felicità) diventa un’arma perfetta. Perché é questo il solito punto: la felicità. Vorrebbe smorzargli quel sorriso, vorrebbe appannargli quegli occhi che brillano, vorrebbe togliere il volume a quella voce così gaia e così dolce.

C’E’ SOLO UN PICCOLO PROBLEMA

C’è solo un piccolo fattore che l’invidioso, in questo caso, non tiene da conto: quella luce, che tanto vuole spegnere, è la cosa più importante che ha. Da qui, se l’invidiata non se ne accorge, si può accendere anche il meccanismo della manipolazione. Ciò che lei farà non andrà mai bene, ciò che dirà sarà sempre sbagliato, ciò che penserà sarà sempre fuori contesto. Il messaggio che l’invidioso vuole mandare è: “sei sbagliata”, “non vai bene”, “togliti da questo mondo”.

Ricordatevi, non esiste un’invidia “buona” e un’invidia “cattiva” al di là delle battute che si possono fare tra amici senza sentimenti rancorosi dentro. Esistono l’invidia e l’ammirazione. E quando si ammira qualcuno non si tenta di spegnerlo anzi si cerca di illuminarlo sempre di più, si tratta di difendere quella sua luce dagli altri, si tratta di essere grati per aver conosciuto la sua luce, si tratta di amare quel suo brillio. Amarlo nel più profondo di noi stessi.

L’Invidioso è insoddisfatto della sua vita e divorato da questo sentimento. Ma non ve lo dirà mai. È bello, sotto certi punti di vista, avere qualcuno che pende dalle nostre labbra, ma facciamo attenzione al motivo per il quale siamo diventati la sua ossessione.

Prosit!

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