I Complimenti che ci rendono Brutte Persone

LA SPADA DA SGUAINARE PER FERIRE

Può capitare nella vita di sentirsi dire un complimento davvero bello, appagante, uno di quei complimenti che aprono il cuore e magari, a farcelo, è proprio una persona che gode di tutta la nostra stima. Quel complimento per noi diventa molto importante, diventa l’acqua di una sorgente sacra che disseta, risuona nella nostra parte più intima e ci riempie di infinito piacere soprattutto se, di complimenti, siamo abituati a sentirne pochi nei nostri confronti. Fintanto però che queste belle parole vengono prese da noi e messe in un bel posticino del nostro animo e usate per migliorarci sempre di più e focalizzarci sui nostri punti di forza va tutto bene. Il brutto accade quando invece, di queste parole, ne facciamo una verità assoluta e indiscutibile ma soprattutto un’arma con la quale sconfiggere gli altri. Sì, accade anche questo. Accade da parte delle persone insicure e con una bassa autostima soprattutto. Per la serie: “Non importa se ti sto facendo male, io posso farlo, perché a me così è stato detto e quindi è giusto“. Cioè, in quella situazione, credono di indossare i panni di Dio e poter fare qualunque cosa con chi hanno di fronte, convinti di agire nella ragione più assoluta.

L’INSICUREZZA CHE MANCA DI UMILTA’

Supponiamo ch’io sia una di queste persone e che, un bel giorno, un individuo che ammiro tantissimo, mi dice – Tu sei davvero una vittoriosa nella vita. Qualsiasi cosa intraprenderai ne uscirai vincitrice, in pochi riusciranno a starti dietro -. Ecco, se io fossi sicura di me e con un’autostima discreta o buona, userei questa frase come sprono nella mia vita ogni volta che mi sento di non farcela, o durante una competizione, o quando sento il mondo cadermi addosso, o quando devo intraprendere un nuovo percorso che mi destabilizza emozionalmente. La userei come strumento rivolto – a me soltanto – al fine di rimanere con questa bella dote e, se è possibile, ampliarla.

Ma essendo che sono insicura, e pertanto automaticamente insoddisfatta della mia vita, la userò invece come arma per ferire o zittire gli altri. La trasformo in una citazione indiscutibile che così è e così dev’essere. Mi renderò così la vita molto più facile no? Senza contrasti. Mi basterà avere un pubblico di sudditi che, in silenzio, annuira’ ad ogni mia sentenza e io vivrò come un Re. Ovviamente riuscirò a fare questo con chi me lo permette. Il giorno che troverò chi, invece, mi manda a quel paese, ecco che il mio giochetto smette di esistere e forse riacquisto l’umiltà che mi manca. Sì, spesso gli insicuri, come contrapposizione, mancano di umiltà. È normale. È normale, è comprensibile, ma non giustificabile (mio umile parere).

In pratica, se qualcuno volesse aprirmi gli occhi dicendomi – Guarda che non puoi vincere sempre – oppure – Guarda che potresti anche perdere e non sarebbe un dramma -, – Guarda che non sei il più forte del mondo -, io lo zittisco perché quello che mi è stato detto afferma l’esatto contrario. Quindi risponderò con frasi o comportamenti che, tradotti, equivalgono a – Tu non capisci niente -, – Tu non sai chi sono io -, – Tu hai idee sbagliate (sei sbagliato) -, – Tu non sai vedere oltre/altro – oppure ancora, e questa è la più grave, – Non gioco nemmeno, tanto so già di vincere -. Non si accetta neanche la sfida perché, in realtà, in un angolino del profondo, una vocina lo dice che si potrebbe anche perdere, ma le parole di chi ha fatto tutto quel bene, quel giorno, con quel complimento, sono un appiglio talmente soddisfacente, talmente comodo e che dona la pace, dal quale è davvero difficile separarsi.

SONO LA PIU’ BELLA, COSI’ E’ STATO DETTO

Se sei stata giudicata Miss *** non vuol dire che sei la più bella di quella nazione. Non sei nemmeno la più bella della tua provincia. Significa semplicemente che un gruppo di persone, con il loro gusto, in quel momento e in quel posto, ti ha considerata la più bella tra le partecipanti. Tradotto: sei una bella ragazza ma non sei la più bella.

Se un professore ti ha detto che sei molto intelligente non significa che gli altri a tuo confronto sono degli idioti. Possono aver ricevuto lo stesso complimento tuo nella loro vita, o essere più intelligenti di te anche senza esserselo mai sentito dire. Non sei il più intelligente. Sei intelligente come molti altri. Forse il più intelligente della tua classe (20 alunni, 20 anni fa) ma non dell’umanità tutta.

E ALLORA CREA!

Se sei molto bella, usa questa tua dote per creare un qualcosa di buono per te e per gli altri.

Se sei molto intelligente, usa questa tua dote per creare un qualcosa di bello per te e per gli altri.

Non cercare di tappare la bocca degli altri per non ricevere contrasti che potrebbero mettere in dubbio ciò che tu hai trasformato in colonna portante della tua vita, cioè quel lontano complimento. Ciò che secondo te ti salva. In questo modo, agli altri, farai solo del male e il tuo bel talento andrà a farsi friggere. Non crescerai, non ti evolverai. Non metterai a disposizione del mondo la tua dote e quindi nulla di bello ti tornerà indietro. Continuerai ad essere un insoddisfatto. Ti trasformerai persino in una brutta persona. Abbi coraggio, scendi nella tua insicurezza, non appannarla con un complimento che ti è stato fatto. Vivila, conoscila appieno e poi trasformala. Solo così ti trasformerai a tua volta in meraviglia e meraviglierai il mondo.

Quel complimento ti è giunto per avvisarti che sei anche quello, che hai quella dote, ma non deve fermarsi lì il suo senso. Devi trasformarlo in una chiave che apre la porta allo stupore. Uno stupore continuo, immenso, infinito che ancora non hai conosciuto se, in quel punto, ti sei fermato.

Prosit!

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Quello che del buon Ladrone non ci hanno detto

Dal Vangelo secondo Meg – niente di religioso ma di molto curioso

DUE CHIACCHIERE IN CROCE

Se sia esistito davvero il buon ladrone, crocifisso assieme a Gesù sul Monte Golgota, nessuno di noi può dirlo ma poco ci importa in questo momento. Chi ha scritto di lui, ha voluto, attraverso questo personaggio, recarci un messaggio che, a mio avviso, occorre comprendere. Il Vangelo potrebbe essere un libro storico, ricco di testimonianze, oppure un libro di fiabe ricco di morali ma comunque, in entrambi i casi, riporta, attraverso una lingua che bisogna tradurre, delle soluzioni adatte alla nostra crescita personale, alla nostra elevazione e alla nostra illuminazione. Vere o non vere, queste storie ci raccontano come fare per diventare persone realmente felici, felici dentro, tramutando la realtà che ci circonda e dandoci i mezzi per acquisire la saggezza giusta al fine di raggiungere una beatitudine totale e continua, attraverso la quale, ogni cosa che può accaderci durante l’esistenza, possiamo viverla in modo differente, con più resilienza, più benessere, più gioia. Ma, soprattutto, ci spiegano come fare a diventare padroni di noi stessi, della nostra realtà e persone libere. Ottimo non trovate?

Ma torniamo al buon ladrone, il malfattore pentito. A questa figura che, da molto tempo, ci viene presentata semplicemente come il ladro redento almeno secondo la maggior parte dei testi. Da un lato di Gesù in croce, infatti, abbiamo un ladrone, un altro, che sarcastico chiede al Cristo di salvare se stesso e loro, se era vero ch’egli era il figlio del Padre Eterno, dall’altra invece abbiamo il protagonista di questo post che, umilmente, dice queste parole al suo compare – Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male – e poi aggiunge, rivolto al Cristo – Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno -. Gesù gli risponde – In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso -.

I GIUDICI CATTOLICI

A questo punto, dopo questo brevissimo dialogo tra il buon ladrone e Gesù, a noi non rimane altro che giudicare il buono e il cattivo. Giudicare i due malfattori: quello che scherna Gesù e quello che invece chiede perdono. Come ci hanno sempre insegnato, fin dai tempi del catechismo, ci ritroviamo con due figure opposte, una che andrà senz’altro all’Inferno e l’altra che, pentendosi, andrà in Paradiso. Dio è buono ma giudica e chi non chiede perdono verrà punito. E va bene, tralasciamo la storia della punizione per un altro articolo.

Il fatto è che ci fermiamo qui. Il male e il bene. Punto. Non andiamo oltre. Non ragioniamo con la nostra testa, lasciando la parola solo a chi la professione del religioso la svolge. Ma certe illuminazioni, con la religione, hanno ben poco a che vedere.

Rileggiamo con attenzione alcune parole del ladro che si pente – …Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni… –

IL MIRACOLO DENTRO DI NOI

Con questa frase, il ladrone non si sta solo pentendo ma sta compiendo un qualcosa di grandioso che ora provo a spiegarvi.

Noi siamo giudici di noi stessi

Dovete anche cercare di mettervi nei suoi panni per assaporare al meglio questa sua frase. Come racconta bene Piergiorgio Caselli nel suo video “il Potere Alchemico dell’Accettazione: i Vangeli Esoterici – Pier Giorgio Caselli” (YouTube) in quel momento quell’uomo è appeso ad una croce, nudo, con i corvi che lo beccano, con delle guardie che lo feriscono, lo umiliano e pronuncia quelle parole. Insomma, c’è ovviamente della sofferenza, non sta certo giocando a briscola con gli amici…

Il fatto è che a noi, le sue parole, appaiono semplicemente come il riconoscere la giusta pena per i reati commessi e stop. Invece…

…egli sta compiendo esattamente l’atto dell’ACCETTAZIONE.

L’Accettazione – il lasciarsi andare accettando. Il lasciarsi andare nel flusso vitale abbandonandosi completamente verso la “resurrezione” (lo stare bene, il vivere una vita migliore). Il lasciarsi andare verso quello che è perché, quello che è, è il giusto.

Accettare totalmente quel dolore perché solo attraverso quella strada si potrà trovare la pace.

M’inchino come ancella obbediente. Sia fatta dentro di me la volontà del Signore – (Maria di Nazareth). Dio è dentro di noi. Il Signore è dentro di noi. Nostra, in realtà, è quella volontà.

L’ACCETTAZIONE – QUEL LUOGO INTIMO IN CUI IL MALE DIVENTA BENE

Ora, nel caso di questo ladro, la pace è data dalla morte e la salvezza è data dall’entrare nel Regno di Dio ma è ovviamente simbolico. La metafora vuole farci intendere come, durante la nostra vita, siamo spesso chiamati a subire un dolore e cerchiamo sempre di scansarlo o di nasconderlo senza capire che entrandoci dentro, vivendolo e comprendendolo pienamente possiamo trovare la risoluzione vera ai nostri mali. Possiamo trovare una vita migliore. Significa non aver paura del cambiamento. Significa vivere quello che dobbiamo vivere senza resistenza perché qualcosa di più bello ci sta aspettando ed è già pronto per noi. Accogliere completamente quella situazione. Questo è il punto. Sta accadendo? Bene, la accolgo. Lo accetto del tutto perché è il giusto per me, è ciò che di perfetto per me poteva compiersi al fine di guarire dai miei demoni. I miei stessi demoni mi hanno portato a vivere questo avvenimento quindi, questo avvenimento, è la risoluzione. Questo non significa non dover trovare rimedi. Siamo umani e abbiamo un intelletto da poter usare ma ora siamo ad un passo prima. Quella del rimedio è una considerazione che viene dopo e che difficilmente potrà esistere senza prima l’accoglienza e quindi la comprensione (con-prendere cioè accogliere in noi) di quello che ci sta succedendo.

Accade quindi che il buon ladrone, così facendo, “si salva” e qui vorrei aggiungere qualcosa di mio oltre alle straordinarie parole di Caselli. Perché, vedete, dobbiamo notare che non è Gesù a salvare il malfattore. Nonostante la frase – …sarai con me in Paradiso… -. Questa è una conseguenza ma, a salvarsi, a trovare la pace, a trovare la chiave verso la pace, è il ladrone stesso.

Nella nostra vita, noi stessi dobbiamo trovare la serenità e dobbiamo capire che solo noi stessi possiamo salvarci non gli altri. Accettando. Gli altri possono essere validi mezzi, ottimi aiuti, grandi accompagnatori, Maestri formidabili ma solo noi possiamo raggiungere la salvezza pura del nostro cuore. Nel nostro buio, nella parte più profonda di noi, solo noi ci siamo.

Gesù non è la salvezza. Gesù rappresenta la salvezza.

QUESTA E’ LA VITTORIA DEL GUERRIERO

Tutto questo non ha nulla a che vedere con il Cristianesimo. Tutto questo è un lavoro estremamente difficile da compiere che appartiene ad una trasmutazione di noi stessi. Vuol dire uscire dalla schiavitù. Essere Maghi della propria vita.

– Se semplicemente si riuscisse a lasciar andare le cose, ci si accorgerebbe che il male si esaurisce, e si afferma il bene – (Carl Gustav Jung)

Siamo convinti di essere supremi e che le cose debbano adattarsi a noi. Gesù direbbe – Non avete occhi per vedere -. Non abbiamo capito invece che siamo noi a doverci adattare alle cose ma non come tronchi spezzati in balia della corrente, bensì per conoscere quelle cose. Per carpirne ogni senso, per sentirle dentro e scoprire di loro ogni segreto anche se doloroso. Solo allora possiamo trasformarci in Guerrieri e trasmutare noi e loro. Solo allora potremmo modificare davvero ciò che ci appartiene e divenire ESSERI LIBERI.

Accogli con gioia e vedrai miracoli.

Prosit!

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Quando sei giù alza la testa e grida: mapppporcacciazozza!

DIVENTA IL CIELO

A volte mi capita di sentirmi scoraggiata, giù di tono, anche triste. È bello e utile pure questo. Sono tutte emozioni che ci appartengono, che bisogna saper accogliere, saper accettare persino con gioia. Sono nostre. Nostre figlie.

Al contrario delle emozioni positive però, quelle negative, dopo un po’ che stazionano in noi, iniziano a pesare, a farci scendere sempre di più nell’oscurità, a rattristarci ulteriormente e allora è bene porre un rimedio. Quando si tratta di emozioni fondamentalmente banali, negative ma leggere, in cui non ci sono traumi da affrontare o gravi avvenimenti da comprendere, parlo di un nervosismo classico, capitato quel giorno, io ho trovato un rimedio e mi fa piacere condividerlo con voi.

Il trucco sta nel diventare il cielo. Esatto. Una sciocchezza in pratica. Occorre identificarsi seriamente nel cielo e in tutta la sua grandezza. Cioè convincersi di non essere soltanto quelle due gambe, quelle due braccia e quella testa che abbiamo, che vediamo e che tocchiamo, ma che in realtà c’è qualcosa di noi che è enorme e arriva fin lassù ed è quel lassù.

MOSCERINI OVUNQUE

Se il mio nervoso è dato dal lavoro io guardo il cielo, ne osservo l’immensità, mi immedesimo in lui e proiettando poi lo sguardo sul mio luogo lavorativo, come se io fossi grandissima, ne noto la piccolezza e allora mi dico – Ma cos’è in fondo questo lavoro a confronto di tanta bellezza celeste? Un moscerino! -. E io mi preoccupo per un moscerino?

Se mi sconforto perché quel giorno, scarica di energia, sento di non riuscire a ordinarmi il parcheggio, guardo il cielo, mi immedesimo in lui e dico – Ma cosa sono delle auto e delle strisce per terra confronto a tanta infinità? Io sono l’immenso e, l’immenso, di parcheggi, se vuole ne trova 4! -.

Forse non so ben descrivervi che cosa accade davvero in quel momento ma posso dirvi che quella grandezza, quella potenza, quella maestosità iniziano ad appartenermi e questo fa sì che le cose si sistemino. Come a trovare una soluzione. Una soluzione adatta a me.

Con ciò non voglio sminuire nessun problema ma posso assicurarvi che se riuscite ad addentrarvi in questo rimedio funziona! Qualcosa funziona davvero!

PROPRIO COME UN GIGANTE

Se oltre a vedere quella vastità azzurra si riesce a notare un enorme specchio, ci si può facilmente riconoscere il nostro viso che sorride e dice – Guarda quanto grande sei! – e tutto diventa minuscolo. Anche i problemi. I problemi ormai li abbiamo dati a lui, al cielo, non ci appartengono più, e lui ha molta più fantasia di noi nel trovare rimedi fantastici. E quando glieli offriamo su un vassoio d’argento li sente e li prende! Automaticamente, senza alcun rifiuto.

Oh se li sente! Non può non sentirli. Li sente anche quello che abita dall’altra parte del mondo. Già. Le mie corde vocali, non paghe del canto, adorano quando vado su tutte le furie potendo così sfoggiare le loro prodezze. Che bello! Una liberazione!

Ebbene sì. Mica vi sto dicendo di non sfogarvi e di trattenere facendo finta di essere il cielo! Mai trattenere! Liberatevi sempre. Il trattenere è deleterio, diventa come un’ulcera nello stomaco. Quindi, alzate la testa, esclamate tutto quello che vi passa per la testa e scaricate ma poi, rimanete focalizzati verso quella grandezza. Ecco immediatamente la meraviglia. Eccole tutte le nostre parole, la nostra rabbia, la nostra disapprovazione, i nostri improperi, salire al cielo proprio come dei fumetti (gente dovete credermi, l’immaginazione è la medicina migliore).

Ecco che vengono da lui inghiottiti e ora… ora sto salendo anch’io… è come se stessi diventando enorme, mi sto avvicinando al cielo, sono un gigante! E… et voilà… in modo molto naturale (forse non le prime volte) ecco che accade tutto quello che ho scritto. Tutto diventa una piccolezza.

Sorridi – Tu sei il cielo!

Prosit!

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L’Invidia del Modus Vivendi – un’Ossessione

L’INVIDIA, UN VERO ROMPICAPO

Invidia – dal latino “invidere” e cioè “guardare di traverso” significa osservare in modo malevolo qualcuno provando rabbia e risentimento verso ciò che possiede, o ciò che è, bramando quelle sue ricchezze e detestando il fatto che lui le abbia e noi ne siamo privi. L’invidioso infatti è colui che anziché procacciare il proprio bene desidera che gli altri non abbiano quel bene. Possiede questo astio verso chi detiene “l’oggetto del suo desiderio” ma la parola “oggetto” va vista in senso vago; può trattarsi di una dote, di una storia d’amore, di un’auto, di una casa, di una professione, etc…

Questa spiegazione sull’Invidia è molto semplice e alla buona perché in realtà l’Invidia è un male molto potente, molto presente e molto profondo. Paolo de Nardis, ad esempio, parlando dell’Invidia, ha infatti intitolato il suo libro “l’Invidia – Un rompicapo per le scienze sociali“, questo proprio perché l’Invidia, uno dei sette peccati capitali, tocca tante ramificazioni dell’essere umano: dall’impotenza all’importanza del giudizio degli altri, dalla svalutazione alle comparazioni, dalla paura alla valutazione e così via.

IL MODUS VIVENDI

C’è un’Invidia però, se è possibile suddividere le Invidie (permettetemelo un attimo) forse ancora più grave di tutte le altre che subito potrà sembrare senza differenze rispetto a queste ultime ma io personalmente una differenza la vedo. E poco mi piace.

Naturalmente questa Invidia nasce nello stesso nido delle altre ma poi si dipana verso un risultato differente: quello dell’ossessione. Si tratta dell’invidia verso il modus vivendi di una persona ed è davvero interessante. Modus vivendi, dal latino, significa letteralmente “modo di vivere – prendere la vita in un certo modo”. Ebbene osservate ora il complesso e deleterio meccanismo che si mette in funzione.

Innanzi tutto non stiamo parlando di invidiare un qualcosa posseduto da un altro. Stiamo parlando di una situazione assai più complicata.

La persona che si svaluta, insicura e poco amata (che assume in questo articolo il ruolo dell’invidioso) conosce ad un certo punto della sua vita un qualcuno che gli piace particolarmente e che diventa per lei un punto di luce nel suo tunnel buio. Come ad innamorarsi, vede in lei il suo raggio di sole. La meraviglia. E, pur godendo di quello che tale persona è, si chiede come mai anche lei non possa essere così. Quella persona, da punto di luce, inizia a diventare senza saperlo l’oggetto del desiderio del soggetto debole e insicuro ma non nel senso che lui vuole possederla ma nel senso che vuole avere la sua stessa vita. Ne invidia ogni cosa – il modu vivendi. Attenzione però, ossia, non importa se questa persona è brutta, è povera, è ignorante (caratteristiche ben poco invidiate solitamente) ma è come si muove nel mondo, come sorride, come gli altri l’apprezzano, come riesce a fare le cose, che riscontri ha, come guarda la vita, come riflette… insomma… tutto. Ignara, questa “bella persona invidiata”, inizia a diventare un’ossessione per l’invidioso che non trova pace in quanto essa vive e, vivendo, ogni giorno, ogni ora, ogni attimo, crea qualcosa da invidiare: una parola, un gesto, una situazione, un messaggio, una realizzazione, un rapporto…

IO TI SPENGO

L’invidioso getta su questa persona, che diventa il suo fulcro e il suo cestino dell’immondizia, tutta la sua frustrazione, la sua rabbia, la sua incomprensione, la sua sottovalutazione; vuole sporcarla affinché non possa più brillare proprio come lui. L’Invidia viene solitamente divisa tra – Invidia d’essere – e – Invidia d’avere -. In questo caso le abbiamo entrambe in un unico individuo ed entrambe sono costanti. Come qualsiasi altra ossessione tende a crescere e a non placarsi e allora l’invidioso si ribellera’ sempre di più al suo stesso male ma non rivolgerà la visione al suo interno bensì, anche in questo frangente, riserverà le attenzioni a chi è fonte di tanta angoscia, sempre la stessa persona: l’invidiata.

E allora diventerà sempre più intollerante, sempre più arrabbiato, sempre più invidioso. Cercherà di schernire la sua vittima, cercherà di svalutarla, non le darà soddisfazione, diventerà aggressivo, gelido, supponente, ogni qualità che può nuocere all’altro verrà usata.

Ogni qualità che può spegnere quella luce e quel sorriso (cioè quella felicità) diventa un’arma perfetta. Perché é questo il solito punto: la felicità. Vorrebbe smorzargli quel sorriso, vorrebbe appannargli quegli occhi che brillano, vorrebbe togliere il volume a quella voce così gaia e così dolce.

C’E’ SOLO UN PICCOLO PROBLEMA

C’è solo un piccolo fattore che l’invidioso, in questo caso, non tiene da conto: quella luce, che tanto vuole spegnere, è la cosa più importante che ha. Da qui, se l’invidiata non se ne accorge, si può accendere anche il meccanismo della manipolazione. Ciò che lei farà non andrà mai bene, ciò che dirà sarà sempre sbagliato, ciò che penserà sarà sempre fuori contesto. Il messaggio che l’invidioso vuole mandare è: “sei sbagliata”, “non vai bene”, “togliti da questo mondo”.

Ricordatevi, non esiste un’invidia “buona” e un’invidia “cattiva” al di là delle battute che si possono fare tra amici senza sentimenti rancorosi dentro. Esistono l’invidia e l’ammirazione. E quando si ammira qualcuno non si tenta di spegnerlo anzi si cerca di illuminarlo sempre di più, si tratta di difendere quella sua luce dagli altri, si tratta di essere grati per aver conosciuto la sua luce, si tratta di amare quel suo brillio. Amarlo nel più profondo di noi stessi.

L’Invidioso è insoddisfatto della sua vita e divorato da questo sentimento. Ma non ve lo dirà mai. È bello, sotto certi punti di vista, avere qualcuno che pende dalle nostre labbra, ma facciamo attenzione al motivo per il quale siamo diventati la sua ossessione.

Prosit!

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Il Demone nelle Registrazioni Telefoniche

IL NEMICO IN CASA

Può capitare a chiunque di essere succube di un’altra persona. Per amore, per interesse, per paura, per lavoro… Spesso ci facciamo trattare come mai avremmo pensato ma, in quel momento e davanti a lei, non siamo in grado di reagire. Abbiamo paura di perderla o di perdere ciò che può darci. Accade così che: gli aggressivi, i colpevolizzatori, gli invidiosi, i manipolatori, i narcisisti e un’altra marea di – persone nocive – possono farci del male. A volte ci rendiamo subito conto dell’offesa o dell’accusa ricevuta, altre volte invece il loro attacco è malizioso, silente, si insinua come un tarlo ma chi ne è vittima non lo vede. Questo tarlo però viene accolto, e inizia piano piano a lavorare sempre più ricco di strumenti, che la vittima stessa gli fornisce e che il carnefice alimenta.

UN AIUTO DALLA TECNOLOGIA

Esistono delle App che permettono di registrare le telefonate effettuate e ricevute ma ciò che voglio raccontare non ha niente a che vedere con lo stalking o con eventuali denunce alla Polizia. Anzi, la persona con la quale avete a che fare e che ogni giorno vi opprime, anche se vi sembra di avere con lei un “bel rapporto”, deve essere a conoscenza delle registrazioni, altrimenti una bella denuncia sulla privacy ve la beccate voi.

A causa delle passioni che svolgo, spesso mi chiamano persone che mi forniscono molti dati, magari di fretta o in grande quantità, oppure amici con i quali collaboro a testi verso i quali ricevo molte informazioni. Tutte cose che, dopo dieci minuti, non ricorderei se non registrassi, pertanto, dopo averli ovviamente avvertiti, registro la comunicazione. A volte addirittura sono loro che, entusiasti di qualche complessa idea venuta alla mente e timorosi di scordarla essi stessi, mi chiedono – Meg! Stai registrando? -.

Non c’è nulla di male. Risentendo con calma poi certi concetti, ne possono fuoriuscire altrettanti e da una semplice telefonata si realizzano opere davvero interessanti. In fondo, mica si dicono cose private, non facciamoci spaventare dai mass media, e inoltre, quella telefonata, basta cancellarla eventualmente.

IL REGISTRATORE

Detto questo vi starete chiedendo cosa c’entra il registrare le telefonate con la storia delle persone nocive a inizio post. C’entra per sentire con le vostre orecchie il cambiamento che siete riusciti a svolgere dopo aver lavorato sulla vostra debolezza. Immaginando ovviamente di aver voluto lavorare sulla vostra debolezza e di aver deciso di trasmutare il vostro piombo in oro. Supponiamo ch’io abbia un partner parecchio offensivo nei miei confronti. Io accetto, sopporto, e mi faccio maltrattare. Questo accade finché io per prima non mi rispetto e lui riesce a farmi sentire un povero paramecio che non vale nulla.

Quando la svalutazione, l’angoscia, la rabbia, la tristezza iniziano ad essere troppo grandi da sopportare, decido però di far qualcosa per me stessa e di modificare quella situazione (a volte accade). Decido di farmi rispettare a costo di rimanere single. Caspita come cambia il suo tono! E come cambiano le sue parole! Però, fin qui, la sorpresa è piacevole ma relativamente poco… sorprendente. Ciò che davvero farà sgranare i vostri occhi sarà ciò che avete modificato dentro. Sarà la trasformazione del bisogno di quella persona in amore per voi stessi e, di quella persona, non avete più necessità. Ma non solo.

L’ILLUMINAZIONE

La cosa più importante accade quando quella persona minava alla vostra autostima (dicendovi di amarvi tanto) e voi non vi rendevate assolutamente conto del suo gioco maligno. Lei sapeva appagare i vostri bisogni e voi, beati e contenti, l’amavate ogni giorno di più, o la stimavate ogni giorno di più, a seconda del rapporto. Potrebbe essere vostra mamma, il vostro capo, il vostro fidanzato. Gente verso la quale non era nemmeno contemplata un’eventuale vostra ribellione.

Nel periodo in cui siete vittime e riascoltate le telefonate, magari quotidiane con quel tizio, potreste rendervi conto che qualcosa non va, oppure farvi pena da soli, oppure ancora non accorgervi di nulla. Quando invece riascoltate le telefonate dopo essere “guariti”, eccoli lì tutti i demoni di quell’altro che escono fuori pronti per venirvi a ferire. E ora ben riconoscibili!

Eppure quella frase l’ha sempre detta e io non mi rendevo conto!

Eppure quel tono di disapprovazione l’ha sempre usato e io non mi rendevo conto!

Oh! Ecco il ricatto! Era mascherato! Ma ora è palese!

Ah! Ecco la sua delusione! Vuole farmi passare come uno che non vale niente!

E questo aiuto? Senti senti… ma questo non è un aiuto, gioca tutto a suo favore! Ma come ho fatto ad essere così stupido! -.

È incredibile quello di cui riuscirete a rendervi conto adesso. È incredibile come ora vi rendete conto di quanto quei dialoghi hanno un’altra sostanza. Saprete valutare anche le piccole cose come ottimi investigatori:

“Qui ha fatto una pausa, non sapeva cosa dire… qui balbetta, era imbarazzato… qui si sta arrampicando sui vetri! Ha torto marcio e io gli ho dato ragione!”

Libertà

Il demone è stato smascherato e osservarlo attraverso le registrazioni, ascoltandolo e riascoltandolo, è illuminante e di grande aiuto.

Vi fa sentire bravi e orgogliosi di voi. Vi mostra la sua debolezza che un tempo scambiavate per potere. Vi apre nuove porte che potete varcare. Vi dona stupore che è sempre piacevole. Vi regala la determinazione di continuare verso la strada della libertà. Vi fa sentire un gradino sopra rispetto a dove eravate. Insomma è un vero toccasana!

Succede, a volte, che ci si chiede “perché penso di non piacere a quella persona? Eppure lei mi dice che mi stima tanto…”. Eccole lì le risposte, nascoste tra le righe ma ora chiare e lampanti.

Se riuscirete ad usare questo mezzo vi renderete conto di come le cose sono cambiate.

Prosit!

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Non avere il Tempo

LA CONCRETIZZAZIONE DELL’ABITUDINE

Molto spesso diciamo:

Non ho abbastanza tempo

Le giornate dovrebbero essere di 40 ore

Come faccio a fare tutto?

Ho già troppe cose da fare

Ma tanto non riesco

Frasi comprensibilmente esatte vista la vita che conduciamo frenetica e veloce. Però, sembra che siano diventate un po’ un modo di dire. Un modo di dire anche “pericoloso” se vogliamo. Pericoloso nel senso che è come se tale concetto si concretizzasse, inconsciamente in noi, divenendo non solo reale ma soprattutto OVVIO. Come se prendesse “corpo”. Tale trasformazione fa si che esso diventi per noi una considerazione fondamentale che nemmeno si può cambiare perché COSI’ E’.

Immaginiamo un attimo se dicessimo sempre e comunque, in ogni contesto e per ogni cosa:

Ma certo che ce la faccio!

Uh! Ho tutto il tempo che voglio!

Ho anche il tempo di riposarmi

Faccio troppo poco, dovrei impegnare di più le mie giornate

E’ solo una supposizione. Un gioco. Vero o non vero, nel momento in cui tali affermazioni cominciano a concretizzarsi, come il concetto precedente, io penso che qualcosa possa iniziare a cambiare sul serio. Così, per provare, fino a vestirci di tale abito, indossandolo a contatto della nostra pelle e facendolo realmente nostro.

Dapprima questo può sembrare una stupida utopia ma le abitudini (sia belle che brutte) non impiegano molto tempo a diventare una sorta di realtà. Di modo d’essere. E su questo, dopo una breve riflessione, non potrete darmi torto. E allora mi chiedo “e se anche questa si realizzasse? E se anche questa, come per magia, diventasse vera e possibile?”

Le ore a disposizione quelle sono, la professione che svolgiamo quella è, i figli da andare a prendere, il marito da curare, i genitori anziani, la moglie da accompagnare che non guida… so bene che queste cose esistono e non sto schioccando le dita pretendendo una magolamagamagia ma non sottovaluterei l’abitudine. Sapeste quanto è fondamentale! Il provare quanto meno. – Oggi provo a prendermi un solo minuto, un minuto solo, (sarebbe come fare la pipì una volta di più) per fare questa cosa -. E questo tempo può raddoppiare e possono diventare due minuti, poi cinque, poi dieci…

Riconosco anche che l’ingrediente principale di questo sviluppo dev’essere: la VOGLIA.

Con essa si riesce a fare qualsiasi cosa, anche la più stramba, la più faticosa, la più esagerata eppure ci si riesce. Proprio grazie alla VOGLIA. Santa qualità!

Detto questo, infatti, e senza giudicare nessuno, permettetemi anche una frasetta forse fuori contesto. Conosco molte persone che, zitte zitte, riescono a fare davvero molte cose. Svolgono il loro ruolo all’interno della società, il loro lavoro, i loro doveri e persino le loro passioni. E posso assicurarvi che non sono dei part-time.

Semplicemente hanno deciso che – possono -.

Ma questo sembra retorico e banale. Focalizzarsi un attimo sul pensiero a inizio post invece banale non mi sembra. Ossia rendere concreto un modo di credere. Darlo per scontato. Questo è deleterio. Almeno ove è possibile bisognerebbe modificare il pensiero anche solo per finta. Sì, anche solo per finta. Ogni cosa, anche le più grandi scoperte sono nate dall’immaginazione precedente, che c’è stata prima, e quell’immaginazione, fin tanto che era immaginazione, non era ancora realtà ma poi lo è diventata.

Qui non è questione di essere o non essere pigri, qui è questione di come si prende la vita. E’ un modo di pensare. Si può essere pigri lo stesso concependo però che sarebbe possibile. Oppure si può essere dei volenterosi sempre indaffarati, sempre che si annaspa, concependo che non è possibile. Capite la differenza?

Riuscire ad – avere il tempo che necessita – anche solo mentalmente, consente di sentirsi inoltre meno “schiavi” del sistema, più liberi e più padroni in quanto siamo noi a decidere, ripeto anche solo per finzione. Questo non è commiserevole o pietoso come molti possono credere. Diventa tale se così lo si percepisce ma se lo si usa come punto di forza, sul quale fare leva, può divenire una risorsa attraverso la quale si gode della vita in modo diverso. Piano piano si instaura un nuovo tarlo, un tarlo che ci fa dire – io posso -.

Io sono il creatore della mia vita e non uno schiavo o la vittima in balia di quello che accade attorno a me -.

Ci si trasforma e si vive decisamente meglio.

Prosit!

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Far male credendo di non meritare Amore

OCCORRE APRIRE LA MENTE

Quando sei convinto di non meritare amore sei anche convinto, automaticamente e indirettamente, di non essere amato. La teoria sembra concludersi qui. Al massimo puoi comportarti come una vittima, o rispondere al mondo come un micragnoso, reagire con la cattiveria e la durezza, o ancora, puoi decidere di trasformarti nella nuova Madre Teresa di Calcutta per assicurarti più affetto possibile di ritorno, a te la scelta, fatto sta che… chiudi il cerchio. Non vai oltre.

Ora, io invece, andrei oltre.

C’è un tasto che occorre pigiare e che dovrebbe far suonare un campanellino. Questo non accade sempre ma, “se sei fortunato”, incontri chi te lo dice e te lo mostra e, quel campanello, lo fa anche suonare. La frase, “se sei fortunato”, è ovviamente una battuta. Siamo tutti fortunati allo stesso modo, solo che c’è chi ad un certo punto della vita decide di porsi delle domande e cercare una risposta, decide di fare valutazioni, decide di aprire la mente e provare a guardare anche da altre angolazioni e c’è, invece, chi rimane fossilizzato nel suo brodo tiepido e corroborante e continua per la sua strada.

Comunque… il tasto da cliccare è quello del DOLORE CHE SI PROVOCA AGLI ALTRI.

DOLORE TREMENDO DOLORE

Ebbene, nel momento in cui si è convinti di non essere amati non si pensa quindi di poter far del male. E’ ovvio. “Se tu non provi sentimento per me, se tu con me non ci metti il cuore, come posso io ridurtelo a brandelli? Posso fare ciò che voglio, tanto tu non provi sentimento per me, quindi, non soffri”.

Vedi, sembra una banalità questa ma credimi che non sempre la si considera. Non la si tiene da conto. Non ci si pensa. Non ci si accorge. E’ come un subdolo meccanismo che si ossida indisturbato nella nostra parte intrinseca e, da lì, governa in sordina, come un boss.

Sembra impossibile.

Ma tanto, a lui/lei, cosa gliene frega… -… e allora si fanno cose e si dicono cose che in realtà possono ferire. Si fanno cose e si dicono cose che appartengono al nostro piccolo mondo, nel quale siamo solo io e me e me e io, senza amore, senza valutazione, senza nulla. Oppure… non si dicono e non si fanno certe cose che invece farebbero piacere all’altro. Quest’ultimo fenomeno accade soprattutto per paura del giudizio altrui. – Se non mi ama e io invece così facendo gli dimostro amore, ci faccio una bella figura di cacca! -. Questo è il pensiero.

DAL MOMENTO CHE VIVI ASSUMITI LE TUE RESPONSABILITA’

Bisogna pensare alla responsabilità che si ha.

Bisogna credere di poter e dover avere una responsabilità. E bisogna chiedere scusa. Ma, per chiedere scusa, occorre riconoscere il torto.

Non c’è colpa nel momento in cui una cosa non la si conosce ma, quando ci si rende conto che è possibile aver fatto male (perchè sì, è possibile, anche se sei l’essere più buono del mondo puoi far male) bisogna saper domandare perdono e provare a curare e risanare certi tagli creati.

All’improvviso, ci si accorge che non si è solo vittime, che non si deve solo arrancare, che non si è in disparte, che non soltanto ci piove tutto addosso, ma che anzi, possiamo essere degli ingannevoli carnefici. Mi si perdoni il termine. So che può sembrare esagerato ma è così, perché il dolore che si può provocare può essere così grande nell’altro che si è veramente degli oppressori. Se però questa parola continua a sembrarti “troppo”, ti voglio mostrare un altro aspetto. Vorrei tu la riconoscessi come tale perché solo riconoscendoti così, quasi come un aguzzino, forse puoi cambiare le cose e vivere meglio te oltre che far vivere meglio chi ti sta attorno. Non sentirti in colpa, non soffermarti lì, vai avanti, siamo qui apposta. Con le colpe non risolvi niente e il senso di colpa ti uccide. Devi lasciarlo perdere, nessuno ha colpe, vai avanti e vivi. L’aspetto che voglio mostrarti è questo:

Quanto grande sei?

Cosa sei?

Quanto amore hai dentro?

Quanto sei degno?

Ecco. Fermati. Credi a me: qualsiasi cosa tu possa pensare di te stesso e qualsiasi cosa gli altri, durante la tua esistenza, ti abbiano fatto credere – TU SEI UN ESSERE MERAVIGLIOSO E DIVINO -. No, non è una frase fatta. E’ così. SEI UNICO. Siamo in sette miliardi su questo pianeta, altri sette miliardi saremo e sette miliardi siamo stati ma tu sei stato, sei, e sarai sempre e per sempre l’UNICO e il SOLO. Inimitabile. In qualsiasi famiglia tu possa essere nato, in qualsiasi società, in qualsiasi tempo, qualsiasi lavoro tu possa fare, qualsiasi scuola tu possa aver frequentato sei FIGLIO DI QUESTO IMMENSO MOVIMENTO CHE SI CHIAMA UNIVERSO O CREATO. Sei figlio del TUO momento. Non puoi dire di no e non puoi non accettarlo, così è. Capisci? Pertanto, sei un insieme di fisicità, di mente, di anima, di spirito e di energia. Pertanto sei un insieme di emozioni e di pensieri. Pertanto sei un insieme di cose uniche che solo a te possono appartenere. Pertanto sei uno scrigno pieno d’amore. L’amore è dentro ciascuno di noi. Soltanto soffocato e nascosto a volte. Sei un creatore d’amore, non pensare ora a quanto ne ricevi, o a quanto ne dai o credi di darne, pensa solamente a quanto PUOI PROVARNE DENTRO. Queste non sono solo “belle parole”, questa è la realtà. Sei un creatore d’amore, una fabbrica sempre accesa. Lascia divampare la scintilla e ne diventerai un generatore. Considera però che sei già un generatore d’amore per un’ovvia legge universale. Sei un animale, non puoi non avere amore dentro. E se hai amore dentro, non solo puoi regalarlo al mondo intero ma puoi riceverlo, ne sei DEGNO, tu soltanto ti sei posto l’etichetta del “NON DEGNO”, nessun altro ha il potere di etichettarti così, solo tu gliel’hai permesso.

Tu sei un Essere Umano e come tale HAI DELLE RESPONSABILITA’.

Ora, detto questo, è davvero semplice ed elementare capire come si può essere importanti per qualcuno. Capire che amor si può meritare. Capire che, se a quell’amore non si corrisponde, colui che ci ama soffre. Perché la tua unicità, nessun altro individuo su questo pianeta può dargliela.

Un qualcuno al quale non avevamo mai dato peso prima d’ora; non sotto questo punto di vista per lo meno.

Serve provare. Provare per capire. Farsi male ma tentare. E le risposte arrivano.

CAMBIA LA DOMANDA

Serve lasciarsi andare un attimo, mettere da parte la paura e farsi questa domanda – E se mi amasse davvero? Se fosse vero, io come reagirei a questo? -. Ti renderai conto che la tua azione, rispetto a quello che avevi deciso di dire o di fare cambia, è totalmente diversa ed è proprio questa diversità che ti mostra come ti comporti anziché come ti comporteresti. Noterai quanto è GRANDE questa differenza e tanto è grande lei, tanto è grande il male che puoi fare, per questo sei un carnefice. Sei un carnefice perché sei così immenso, così potente, così magnifico che, queste caratteristiche, se prese all’incontrario, non possono che trasformarti in un pessimo esecutore dell’incubo. Crea il sogno invece e vivilo, cerca di non aver paura dell’illusione. L’illusione la crei tu, lei non ha potere alcuno su di te. Solo tu puoi renderla forte o meno.

Prosit!

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Lui non ti ama? E Tu amalo di più!

METTIAMO OSHO DA PARTE UN ATTIMO

Quando ami una persona ti interessa la valutazione che lei ha di te.

È vero che non dobbiamo essere schiavi del giudizio degli altri ma siamo umani e abbiamo le nostre debolezze. Se ad una persona teniamo, o la stimiamo, o le vogliamo bene, sapere che per lei non valiamo molto o non siamo belle persone questo ci ferisce. Ci ferisce profondamente. Se in più ci “maltratta” questo causa in noi lo stesso dolore di una ferita fisica. Ossia il nostro organismo emette le stesse sostanze chimiche. Nessuna differenza ne’ per il male che si prova, ne’ per la riparazione al danno che il nostro corpo tenta di effettuare.

Che fare quindi per non soffrire?

Potresti provare a non amare nessuno ma, se dei robot ci riescono, io ad esempio non sono di quello stampo. Potresti provare a staccare, a staccare l’altro da te – io ti amo ma non vivo per te e non muoio per te se mi ami bene altrimenti li c’è la porta -… mhmm… non so tu, ma forse a me non riesce neanche questa.

Quindi dal momento che comunque occorrerebbe amare incondizionatamente e indipendentemente dal fatto che l’altro ci ami o meno, ma non ci si riesce quasi mai (su questo io però posso dire di essere arrivata a un buon traguardo tie’… eh… diamo a Cesare quel che è di Cesare che gongola) bisognerebbe riuscire ad amare noi stessi. Ok… forse è più semplice amare incondizionatamente.

BLA… BLA… BLA… TANTE BELLE PAROLE SULL’AMARSI

Amare noi stessi, e riempirci di quell’amore, e bastare a noi stessi è il compito più difficile al quale un essere umano possa avvicinarsi e bla… bla… bla…

Sì però adesso basta con ‘sti discorsi spirituali e veniamo al sodo.

Corro a collegarmi al titolo. Nel titolo ho scritto “lui” ma non dev’essere per forza riferito ad un partner, semplicemente mi piaceva e mi sembrava diretto anche se penso sia l’esempio che più calza a pennello.

Il titolo dice: lui non ti ama? E tu amalo di più!

Ma cosa vuole dire? Niente di che. Vuol dire proprio quello che stai leggendo.

Se lui/lei/l’altro non ti ama tu amalo tanto! Di più ancora! Amalo forte! Fortissimo! Fai esplodere il tuo amore con un bel crack come quando spacchi un guscio.

Oh, si lo so che è difficile anche questo. Ascolta, noi umani abbiamo deciso da tanto tempo che amare (la cosa in realtà più semplice che ci sia) dev’essere ostico e quasi impossibile, pertanto, tra tutte, ti sto scegliendo la via un po’ più semplice. Ora tu dirai – Ma allora è come amare incondizionatamente? -. Più o meno. C’è una differenza. E la differenza sta nel fatto che devi spaccare con un boato enorme quelle barriere che hai come un aereo rompe le barriere del suono.

Prendila come una sfida, come un fioretto, fallo come vuoi, ma fallo. Mettiti come sottofondo la colonna sonora di Rocky Balboa e inizia. Questo non è l’amore incondizionato che plin plin plin ci ha insegnato Osho con tutto il rispetto per lui. Questa è ‘na guerra! Ora capirai.

AL MIO SEGNALE SCATENA L’INFERNO

Vedi, l’amore incondizionato nasce dal cuore. Qui invece non nasce dal cuore per un bel belin (sì, sono ligure per chi non avesse guardato la mia presentazione). Nasce nella testa e quindi è completamente mentale.

Quindi – falso – dirai tu. Sì. È falso ma…. è falso solo all’inizio. Perché dalla testa poi scende, scende, sempre di più. Fino al cuore e ancora nelle viscere e lì diventa vero. – Un’illusione quindi? – potresti contestare. Ma ti rispondo anche qui. Forse lo è all’inizio ed è bene che sia così. Il nostro cervello deve essere imbrogliato. Lui segue solo degli schemi e, tra questi schemi, ci sono anche i famosi bisogni. I bisogni sono quei simpaticissimi amici folletti che abbiamo e che non ci permettono mai di amare davvero. Amiamo sempre per uno scopo anche se non lo vediamo o non vogliamo ammetterlo.

SCACCO MATTO ALLA MENTE

Purtroppo l’unico mezzo che abbiamo è educare/allenare il cervello a poco a poco. Non possiamo pretendere di cambiare le cose in un battibaleno. Per cambiarle bisogna fregare la mente altrimenti lei è restia, non si smuove da lì, ci patisce, e per resistere ti fa vedere le peggio cose e te le fa anche provare, così tu soffri tanto e torni al punto di partenza. Insomma, continui a girare come un cane che si rincorre la coda e stai sempre fermo lì. Se invece, nonostante un inizio di illusione, tu continui, piano piano inizi davvero a trasformarti e questa trasformazione, se al principio è fasulla, ed è solo una bella storia che ti racconti, poi diventa però un vero stato d’essere.

Hai mai provato a dire a te stesso davanti allo specchio – Mamma mia quanto sono bello! – concentrandoti il più possibile? All’inizio ti sentirai ridicolo e stupido ma più lo farai e più inizierà a sembrarti normale e poi diventa addirittura vero e alla fine ti piaci proprio! Ricordi quando in questo articolo https://prositvita.wordpress.com/2018/06/11/cambia-le-sinapsi-parte-1/ diviso in due sezioni, ti dissi che il piede sinistro impiega circa 21 giorni a ricordarsi che non c’è più la frizione sotto di lui quando cambi auto e compri una macchina automatica? Ok. Poi si abitua e, REALMENTE, non andrà più a schiacciare un pedale inesistente.

Le tue emozioni e i tuoi sentimenti puoi trasmutarli. Puoi trasmutare l’odio, la rabbia, la noia e anche l’amore che, oggi, ahimè, ha bisogno di esercizi.

E allora, se lui non ti ama, tu amalo molto. Devi dirlo a te stesso. Chiudi gli occhi. Immaginalo che ti sorride e ti apprezza e poi guarda oltre. Non soffermarti sul suo viso che è tornato accigliato e ti guarda dall’alto in basso come se tu fossi un idiota. Entra in lui, entra nella sua anima perfetta, l’anima di una persona che probabilmente sta soffrendo più di te. Regalale tutto il tuo amore. Stringi i denti e gridagli, tra te e te, tutto quello che di bello provi per lui. Manda via il tuo dispiacere, il tuo rancore, le tue aspettative, amalo e basta. Accettalo per quello che è e pensa che ha estremo bisogno del tuo amore. Di questo tuo nutrimento. Diglielo nella tua mente quanto lo ami, ora più di prima. Spaccagli con una mazzata quella coltre di astio, o di invidia, o di superbia che lui ti regala ogni giorno. Spaccaglielo con la tua luce. Strizza un occhio, fai un sorriso e sussurra al suo demone – Ti ho fottuto -. E sarà in quell’esatto momento, quando davvero il suo mostro cadrà ai tuoi piedi, che a te non interesserà più del giudizio o dell’amore di quella persona.

Sarà lì che tu avrai imparato ad amare comunque e non sarai più schiavo della sua valutazione. Sarà lì che potrai decidere se continuare ad amarla ancora o se lasciare quel tuo amore nel cuore e dirigerti verso nuovi lidi. Ma sarai comunque libero. Avrai vinto. Ma non contro di lui. Avrai vinto contro te stesso. E ora sei davvero tu e non piu’ un burattino mosso da bisogni. Te lo auguro con tutto il cuore.

Oh! Però, guarda che qui obblighi non ce ne sono eh? Se è uno stronzo mandalo pure a quel paese!

Scherzi a parte, non mi crederai ma, così facendo, si sono risolte molte situazioni: col datore di lavoro, col vicino di casa, con il fidanzato, etc…

P. S. – Naturalmente questo post non è dedicato a quei casi in cui uno muore dietro ad una persona ma questa neanche se lo fila. È dedicato a storie diverse, e chi è dentro a queste storie, o chi ci è stato, sono sicura che sente vibrare dentro ciò che intendo.

P.P. S. – Mi preme essere ben chiara, non devi andare a rompere le balle a lui, con regalini e dolci parole, il lavoro va fatto dentro di te.

Ama e sii felice.

Prosit!

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CITAZIONI DISCUTIBILI 1° – Buddha, l’Ego e il Volere

Eccoci alla prima citazione, a mio parere, da smentire. E’ quella che potete leggere nell’immagine qui sotto:

Un uomo disse al Buddha – Io voglio la felicità –

Il Buddha rispose – Rimuovi IO, questo è egoismo, rimuovi VOGLIO, questo è desiderio… e quello che ti rimarrà sarà solo felicità –

Ad una prima occhiata sembra una bella frasona, di quelle che ti lasciano di stucco e ti spiegano molto sull’Ego e sul pretendere ma… beh… ecco, dubito fortemente possa aver detto questo Buddha e vi spiego il mio perché:

Partiamo da qui

“Togli – voglio – quello è desiderare”.

Ebbene no. Anzi… Ora vi mostro anche come, tutto questo, tra le altre cose, sia pure un controsenso.

Il verbo “volere” è proprio l’unico che funziona quando si “vuole” (appunto) qualcosa. La nostra educazione e la nostra cultura ci hanno insegnato che “voglio” è sbagliato, maleducato, supponente e arrogante anche se accompagnato da un – Grazie – o da un – Per favore -. Lo si è quindi trasformato in “vorrei” che suona più elegante e più umile ma che reca con se’ il – Se posso… se me lo merito… chissà… forse… -. Per tanto, in caso di “desiderio”, come si cita qui, puoi aspettare anche mille anni che comunque non otterrai mai nulla. Non otterrai mai nulla perché speri e sperare significa mettersi in attesa. Volere invece vuol dire agire e procacciarsi con determinazione quella cosa fosse anche solo con il pensiero/immaginazione. Che sia un bicchiere d ‘acqua, che sia un sogno.

Non per niente i bambini, fintanto che non vengono ammoniti, dicono – Voglio! -. E guarda un po’. Inoltre, se “voglio”, mi rendo più responsabile nei confronti di quella determinata cosa. Si intende una sorta di responsabilità positiva. Io la voglio, io la creo, io la ottengo. È merito mio. Soltanto chi si identifica con il suo Sé Superiore o, se preferite, con il suo essere Dio, può affermare tali considerazioni e gioirne per questo. Un po’ come non dare merito a terzi; destino o individui che siano: se posso, per favore, vorrei… se me lo concedi… Sentite come stridono queste frasi nella vostra parte intrinseca?

E poi ditemi, avete mai sentito un Mago dire “vorrei… per piacere…”. Vi immaginate Gandalf contro il Balrog chiedergli – Senti… per favore… potresti andare via? Vorrei te ne andassi… se puoi eh? -. Vi rimetto qui il video che mi piace assai e colgo sempre l’occasione per postarlo.

Beh, insomma, mi sembra abbastanza imperativo no? Non chiede mai – Per favore – al mostro. E lo so che state pensando che tutto questo è solo un film ma funziona così anche nella vita, non per niente J. R. R. Tolkien, l’autore, era un risvegliato.

Per Mago Merlino vale la stessa teoria, non l’ho mai sentito, quel vecchio bisbetico, dire – Vorrei -, in nessuna delle sue formule magiche.

In secondo luogo la parola “desiderare” è sbagliatissima, per questo ad essa si affianca il “vorrei”.

De – sidera significa Fuori – dalle Stelle. Al di fuori del disegno delle stelle. Cioè impossibile, o meglio non affine, al disegno universale. Al suo posto occorre usare “considerare” che si affianca al “volere” e che risuona nel con – sidera cioè all’Interno del disegno delle stelle.

L’Universo e la nostra parte divina non sono permalosi e nemmeno hanno la nostra morale. Non diventano quindi schiavi di sciocche emozioni come noi. Il “voglio” non offende proprio nessuno mentre si sta ordinando una commissione al Cosmo divenendone co-creatori. Ovviamente la si dovrà condire con gratitudine, fede e amore ma – io voglio la felicità -, al di là del fatto che è già dentro di te e devi solo spolverarla, (la felicità infatti, uno che già è Mago della propria vita, non ha bisogno di volerla) è una frase più che legittima, alchemica e spirituale ricca di profonda consapevolezza che un Buddha non avrebbe mai contestato.

E chi la vuole questa felicità? Io. Certo! Che Ego? L’Ego si presenta in moltissime altre occasioni ma se tu sai ben dividere il tuo io materiale e schiavo dal tuo io spirituale e libero… beh, io è e io ti chiami. È naturale che il secondo modello, cioè Mago, come ho detto, non dovrà neanche volerla la felicità. Se è in quel riconoscimento ne sta già godendo. Così come è naturale che per educazione, ormai, se si entra in un negozio occorre dire “vorrei, per piacere” ma è il senso che mi premeva spiegarvi.

Credendo a questa citazione e che così stanno le cose purtroppo si rimane “bassi”, con pesanti palle di ferro attaccate alle caviglie, anziché darsi la possibilità di volare.

Ho voluto spiegare questo perché molte persone prendono queste citazioni e le usano nella loro vita come massime indiscutibili, credendoci e volgendo le loro azioni in base a ciò che hanno letto. Mica dovete pensarla come me! Ma per lo meno adesso, se prima non le avevate, possedete due visioni e potete scegliere. Riflettete sempre, prima di fare vostra, la frase di qualcun altro.

Io voglio la felicità! Ditelo ancora! E’ bellissimo! Io voglio la felicità! Io voglio la felicità!

Prosit!

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Non mi fai più Tenerezza

QUANDO L’AMOREVOLEZZA E’ PiU’ UNO STATUS CHE UN PEZZO DI CUORE

Un tempo le persone che spesso stavano poco bene, o sembravano parecchio sfigate, o erano piene di problemi mi facevano tenerezza. Mi dispiaceva per loro. Lo so che è brutto da dire ma, alcune, cercate di capirmi, mi facevano proprio pena.

Oggi non è più così. Le eccezioni ci sono, com’è giusto che sia, ma nel mio cammino di crescita, dopo aver capito che Tutto ci appartiene e che siamo noi a creare la nostra realtà, volontariamente o involontariamente, mi sono posta l’obiettivo di osservare meglio questi individui dalla vita così drammatica.

Che sia vero o non sia vero che l’esterno rispecchia chi siamo, mi sono resa conto che molti di questi “poverini”, che un tempo compativo, sono state o sono in verità persone davvero poco gradevoli.

Non ce l’ho con loro, ci mancherebbe, provo ad accoglierle, a comprenderle, ad amarle comunque (a distanza se mi fanno del male) ma non provo nei loro confronti motti di dolcezza. Di Madre Teresa, in fondo, ce n’è già stata una.

PERMETTITI UNA VISIONE PIU’ AMPIA

Se ad esempio io conosco una persona dal punto di vista dell’amico, probabilmente non mi rendo conto di alcuni suoi atteggiamenti ma se mi metto nei panni di un cameriere o di un barista posso accorgermi di quanto quella persona sia irrispettosa nei confronti del lavoro degli altri e dello stesso lavoratore. Ci avete mai pensato? Potrebbe anche essere un passatempo divertente da fare! Se mi metto nei panni dell’individuo qualsiasi posso invece notare, ascoltando, come egli sparli su tutti e tutto, anche su quelli che lo credono un amico, e se infine mi metto nei panni di sua moglie… beh… da mettersi le mani nei capelli.

Questo per dire che colui che sembra un gran compagnone sta di fatto trattando male il mondo che lo circonda e non possono, di conseguenza, arrivargli luce e felicità. Quando ad una persona vogliamo bene ci viene difficile vedere questo suo atteggiamento e provare fastidio nei suoi confronti. Non comprendiamo il dolore che causa. E perché lo perdoniamo, o perché ci siamo abituati, o perché con noi, semplicemente, certe cose non le fa. Ma se proviamo ad osservare ogni sfera della sua vita, distaccandoci un attimo dai sentimenti, noteremo che qualcosa sicuramente gira storto.

IO NON HO MAI COLPA

Oggi, quando mi capita una persona così, non mi intenerisco più e nemmeno mi stupisco. Attendo, cambio lo sguardo e immancabilmente prima o poi arriva il suo vero essere ben poco piacevole. Potrei fare mille esempi.

Senza andare a toccare tasti dolenti come gravi malattie o gravi incidenti che avranno un loro significato, mi sono resa davvero conto che gli sfigati, i poverini, quelli che non riescono ad ottenere cose, o conducono una vita piena di ostacoli hanno un retrogusto amaro. E la vita glielo mostra ogni giorno su un vassoio d’argento. Glielo fa esplodere tra il palato e la lingua ma tutto quello che sanno fare è trasformare il loro viso in un’espressione di disgusto, mandare giù e digerire. Burp! Non si fanno domande. Non si chiedono – Come mai oggi al mercato quel signore mi ha offeso davanti a tutti? O forse offeso io, a mia volta, qualcuno? -. No. La responsabilità è sempre di terzi.

Sono sfigato? È colpa della Dea bendata.

Sono maltrattato? È colpa degli altri.

Sono povero? È colpa della società.

Sono infelice? È colpa del mondo.

Sono offeso? È colpa di chi mi ha offeso.

Sono arrabbiato? È colpa di chi mi ha fatto arrabbiare.

Sono infastidito? È colpa di chi mi ha infastidito.

Poi vedono cadere una banconota da 20 euro dalla tasca di una persona ma se la tengono. O al bar buttano la cenere della sigaretta per terra. O usano la spiaggia come una discarica. O non danno mai precedenza a un pedone. O mettono zizzania. O uccidono insetti solo perché dalla loro onniscienza decidono che non hanno motivo di esistere. O… o… o…. potrei andare avanti all’infinito fino a citare quelli di cui parlo sempre: faccio un piacere agli altri per avere un tornaconto (fosse anche solo un complimento) ma non per vero amore e/o dono.

Ripeto, perché non voglio essere mal compresa, che ci sono le eccezioni; il percorso di ognuno di noi in questa vita è arcaico e tocca diversi punti ma normalmente, purtroppo, le cose stanno così e sono dure da ammettere.

Potreste però non credermi. E sarebbe anche carino oltre che giusto. Sarebbe carino perché a questo punto si potrebbe fare un gioco: il gioco della prova.

Semplicissimo. Provate a rispettare sempre il mondo e vediamo se la vita inizia a rispettare voi. Unico consiglio: Perseverate.

All’inizio, quella che è una vera trasformazione nella vostra esistenza potrebbe portare un caos molto significativo e potreste addirittura ritrovarvi ad essere ancora più maltrattati. Date tempo al meccanismo di appianarsi e poi inizierete a godere degli splendidi miracoli che sono già in serbo per voi.

Prosit!

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